lunedì 16 febbraio 2009

Testamento biologico, richieste di dimissioni e critiche al senatore

Corriere della Sera 16.2.09
Il Pd e il referendum «Assalto» a Marino
Testamento biologico, richieste di dimissioni e critiche al senatore
di M.D.B.

Attacco incrociato alla proposta di una consultazione popolare. Marini: è una fantasia da scienziato

ROMA — Attacco incrociato a Ignazio Marino. La sua proposta di chiedere un referendum per abrogare la legge sul testamento biologico che ancora non c'è lo ha posto al centro di un fuoco amico. Critiche aspre e pungenti del centrosinistra gli piovono addosso.
Luca Volontè, Udc, vorrebbe addirittura che il senatore lasciasse la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario nazionale: «Si dimetta vista la tanta decantata correttezza. Non può gestire quel lavoro se poi deve organizzare e preparare truppe. Una consultazione popolare su una legge ancora da discutere? Evidentemente non ha buone ragioni per sostenere le proprie idee. Inoltre ha già perso la battaglia sulla legge 40».
Contrario alle dimissioni Luigi Bobba, Pd, che pure definisce improvvida la proposta di Marino: «Certo l'incarico di presidente gli è stato affidato dal presidente del Senato, prescinde dalla posizione politica quindi richiede di mantenere un profilo alto. Ma non è il caso di accendere un'altra miccia. Non radicalizziamo. Chiudiamo qui l'incidente. Cerchiamo piuttosto soluzioni ragionate ». Paola Binetti legge l'annuncio sul referendum, accolto dagli applausi dei radicali, come un chiaro messaggio: «Denota una spinta in senso eutanasico. Marino smetta di accanirsi sul testamento biologico e si concentri sul suo nuovo ruolo nella commissione parlamentare d'inchiesta».
Certo è che il sasso lanciato nelle acque già agitate dal chirurgo senatore ha agitato il fine settimana dei capi democratici. Tra sabato e domenica c'è stato un rincorrersi di telefonate tra Franco Marini, Francesco Rutelli e Walter Veltroni. I due big dell'area cattolica hanno raccomandato al leader del partito di non sposare la linea di Marino, da cui peraltro il segretario aveva già preso le dovute distanze in un'intervista alla Stampa («E' una buona legge che noi vogliamo»).
L'ipotesi referendum spaventa il leader degli ex popolari che teme l'ulteriore riacutizzarsi della spaccatura interna, tra laici e cattolici: «E' una fantasia da scienziato. Serve un confronto tra i due poli. Seguirò la questione più da vicino», si ripromette, sostenuto da Rutelli anche lui convinto di evitare ogni pretesto capace di mettere a nudo le diversità culturali nel Pd. Condivide gli stessi timori uno dei parlamentari più vicini all'ex sindaco di Roma, Renzo Lusetti: «Il referendum è fuori di ogni logica. Non è bastata la batosta sulla legge 40?».
Pierluigi Mantini rafforza il concetto: «Il minoritarismo etico non giova al partito». La proposta di Marino è appoggiata dal segretario socialista Riccardo Nencini. Ma a guardare questa prospettiva con poche illusioni è il più esperto in materia, Marco Pannella, primatista nel promuovere iniziative referendarie: «Rischiamo di utilizzare un'arma spuntata. E' difficile superare il quorum del 50%, specie se dovesse arrivare l'invito all'astensione. E ricordo che i ministri del culto che, nell'esercizio delle loro funzioni, invitano all'astensione rischiano pene gravi».

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