domenica 1 febbraio 2009

Eluana, Poletto falco della Cei

Eluana, Poletto falco della Cei

La Stampa del 28 gennaio 2009, pag. 46

di Giacomo Galeazzi

Il cardinale di Torino erede di Ruini lunedì pomeriggio è stato tra i primi ad intervenire dopo la prolusione del presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco. Un intervento «a freddo», spiegano nella «giunta» della Chiesa italiana, «forte e incisivo» con cui l’arcivescovo di Torino, Severino Poletto, ha catapultato nel Consiglio permanente della Cei il caso Eluana e la spinosa questione del testamento biologico. Poletto ha usato toni netti e ha richiesto un chiarimento su una questione fondamentale come la difesa della vita di fronte ai tentativi di «introdurre surrettiziamente in Italia l’eutanasia». Pochi istanti prima era arrivata la «piena solidarietà» di Bagnasco che, nel discorso introduttivo, aveva respinto le critiche dei mass media al confratello di Torino «per aver ricordato una convinzione scientifica larghissimamente condivisa, e comunque una verità etica, ossia che togliere l’alimentazione e l’idratazione ad una persona, per di più ammalata, è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico». A quel punto, in un’assise ecclesiale quasi interamente dedicata a temi pastorali e di carità, il presidente dei vescovi piemontesi ha preso la parola e ha invocato il rispetto della legge naturale, negando il diritto alla morte e riaffermando la sacralità della vita. Un intervento fortemente politico e di stringente attualità, tanto più significativo perché pronunciato in un incontro di tre giorni convocato per «definire le iniziative nazionali nella ricorrenza del 50 ° anniversario della consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria».



Sotto il governo Prodi, nelle infuocate discussioni sulle proposte di legge che legalizzavano le unioni di fatto, era l’allora cardinale vicario Camillo Ruini a guidare il fronte degli intransigenti. Adesso che in ballo c’è la salvaguardia non della famiglia tradizionale ma della vita, il ruolo di «defensor fidei» sui temi bioetici è svolto dall’arcivescovo di Torino. Identico il bersaglio: la legislazione che decide di recidere le radici cristiane dell’Italia. Nel campo opposto, allora come adesso, c’è il cardinale Dionigi Tettamanzi, il capofila dei progressisti favorevoli ad un dialogo che scongiuri il muro contro muro tra Chiesa e società. A mediare sarà ancora una volta Bagnasco, dopo che i 29 presuli del Consiglio episcopale permanente avranno votato quale formulazione inserire nel documento conclusivo. 1 presidenti delle conferenze episcopali regionali e i presidenti delle commissioni episcopali si incontrano in due riunioni separate per affrontare temi di interesse specifico. Quindi, da un lato la linea dura di Poletto (che ottiene il gradimento del patriarca di Venezia, Angelo Scola, dell’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, del nuovo cardinale vicario Agostino Vallini, dell’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Mani, dell’arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, dell’arcivescovo di Macerata, Claudio Giuliodori); dall’altra quella «conciliante» dell’arcivescovo di Milano, Tettamanzi (che incassa il gradimento dell’arcivescovo di Perugia, Giuseppe Chiaretti, del vescovo di Brescia, Luciano Monari, dell’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, dell’arcivescovo di Bari, Francesco Cacucci, dell’arcivescovo di Lanciano Ortona, Carlo Ghidelli, dell’arcivescovo di Lucca, Benvenuto Italo Castellani, dell’arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, del vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, del vescovo di Como, Diego Coletti). Dall’esito del confronto, nel summit che si chiude domani pomeriggio a Roma, dipenderà la posizione della Cei sul «fine vita». Quale debba essere l’impostazione della Chiesa italiana, il cardinale Poletto lo ha detto a chiare lettere: «La legge di Dio non può mai essere contro l’uomo. La legge di Dio è sempre per l’uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l’uomo. Se le due leggi entrano in contrasto è perché la legge dell’uomo non è una buona legge».

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