giovedì 19 febbraio 2009

Eluana è morta dopo un'agonia lunga 17 anni

Eluana è morta dopo un'agonia lunga 17 anni

Castalda Musacchio

Liberazione del 10/02/2009

Il padre Beppino: «Ora voglio soltanto stare solo»

Eluana è morta. Si è spenta ieri alle 20.10. A darne notizia un secco comunicato d'agenzia. Si è spenta in modo sereno, dicono i medici. Si è spenta dopo 17 anni di coma vegetativo nel clamore sollevato da una vicenda, la sua non vita e la sua morte, che ha spaccato le coscienze, la politica, un intero Paese. Se n'è andata via, mentre nelle aule, in una vera e propria corsa contro il tempo, si andava impostando quella "turbolegge" che avrebbe dovuto fermare una sentenza inoppugnabile, contro la quale il governo continua ad essere deciso a modificare persino la Costituzione.
E dire che, neppure di fronte alla morte, si sono fermate le polemiche. Quel "baillame" è continuato nonostante tutto. Con un putiferio scatenato al Senato. Con un centrodestra e una parte del centrosinistra (i teodem,ndr) privi di qualsiasi "pietas" ad inveire ancora, a dubitare della natura della morte, a chiamare «assassini» medici e infermieri che l'hanno assistita fino all'ultima ora. Con il Vaticano ad esordire alla notizia del decesso con un «Dio li perdoni» da far tremare le vene ai polsi. E dire ancora che un accanimento giudiziario, politico, legislativo, come quello sul caso Englaro, non si è mai verificato. La giornata di ieri l'ha dimostrato.
Una giornata concitata, l'ennesima, dopo il ricovero deciso alla clinica "La Quiete" dove da tre giorni erano state sospese idratazione ed alimentazione per dar seguito alla sentenza inoppugnabile della Corte. Si sono cercati tutti i pretesti, i cavilli, giuridici legislativi amministrativi, per dar seguito solo ad un puro attacco ideologico, in nome di quella battaglia, questa sì disumana, che si è consumata sul corpo di Eluana. Così si è deciso di inviare i Nas per accertare se vi potessero essere gli estremi persino di un sequestro preventivo della struttura. Struttura che, invece, nonostante gli accertamenti della Regione, nonostante il diktat di Berlusconi, nonostante tutte le ispezioni eseguite dalla Procura per approfondire ogni eventuale «anomalia», è risultata «perfettamente idonea», tanto che la Regione non ha potuto far giungere nessuno stop alla casa di riposo. In definitiva non c'era nessuna condizione, nessuna anomalia, nessuna illegalità per procedere a commissariare la clinica, come avrebbe voluto il premier.
E' stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare al papà per comunicare la notizia. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla clinica. Un decesso, ha spiegato anche il neurologo Carlo Alberto Defanti che l'aveva in cura, «improvviso. Non previsto». Sulla cui natura dirà una parola certa solo l'autopsia che verrà eseguita. Ma, come detto, neppure di fronte a quella che dovrebbe essere una giornata di riflessione si fermano le polemiche. La procura di Udine ha acquisito tutte le cartelle cliniche per appurare anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sulla morte di Eluana. Morte che arriva nel giorno della discussione in aula del Ddl voluto fortemente dal centrodestra. Lo stesso Sacconi ha chiesto che il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio di Eluana sia stato vano».
Il Paese? Resta diviso su una vicenda sulla quale si sono innestati ormai i tanti temi sollevati. Questioni etiche, sensibilità politiche. Oggi comunque si andrà in piazza contro la volontà espressa da Berlusconi di voler fare a pezzi la Costituzione. Si manifesterà in difesa della laicità. E in tutt'Italia continueranno le manifestazioni non solo di solidarietà alla famiglia Englaro ma dello stesso Napolitano. In migliaia, ieri, hanno manifestato di fronte a Palazzo Chigi, e a questa è seguito subito dopo un corteo spontaneo per le vie del centro gridando al "Rispetto per Eluana" e in difesa della Carta. A Milano è successo lo stesso. A Napoli sono stati esposti striscioni con su scritto: «Sono fiero di essere Napolitano». A Palermo in centinaia hanno partecipato al sit in promosso dalla Cgil di fronte alla procura. Presidi, volantinaggi e manifestazioni si sono ancora svolti in Veneto, in Calabria. E i messaggi ovunque sono chiari: «Lo Stato laico non si tocca». E c'è chi invoca di smetterla con gli insulti contro un padre che «è un eroe». E contro una famiglia che oggi chiede, è la preghiera di Beppino Englaro, «silenzio» e rispetto.

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