domenica 22 febbraio 2009

Fine vita, piazza gremita contro la tortura di Stato

l’Unità 22.2.09
Fine vita, piazza gremita contro la tortura di Stato
Manifestazione a Roma per una legge giusta sul testamento biologico
Englaro: alt alla legge ingiusta
di Jolanda Bufalini

In piazza Farnese a Roma migliaia di persone senza bandiere e simboli
Ignazio Marino: da Franceschini parole molto chiare. Domani il Senato riprende l’esame

Il marchese del Grillo ispira il cartello più divertente della piazza: la Costituzione secondo Berlusconi? Io so tutto e tu non conti un c...
Qualche minuto prima delle tre piazza Farnese è piena e gli organizzatori spostano le transenne per fare più spazio. La folla deborda verso campo de’ Fiori. Le bandiere gialle e nere degli atei e agnostici sono le uniche, su un lato. Per il resto non ci sono simboli o bandiere di partito. Chi è venuto lo ha fatto per sé: forza e debolezza di un’iniziativa che non vuole essere di parte ma a cui è mancato il sostegno della principale forza di opposizione. Lo noterà, durante la maratona che si prolunga sino alle sette di sera, Furio Colombo: «Come fa la collega di partito Dorina Bianchi a dire che la vita umana appartiene alla collettività? È un’affermazione sovietica». E Emma Bonino: «Ho chiesto a Veltroni, ho chiesto al Pd di mobilitarsi». La parlamentare non pronuncia la parola referendum perché il film che ha davanti è quello della legge sulla procreazione assistita. «Non c’è rispetto delle regole, non c’è stato di diritto nell’informazione». Si devono usare tutti i tempi della discussione parlamentare per raggiungere il maggior numero di cittadini possibile. Ignazio Marino arriva sotto il palco dalla fiera di Roma. È soddisfatto delle parole «molto chiare» di Dario Franceschini: «il legislatore deve avere una mentalità laica e non può mettere in discussione la libertà di scegliere le terapie». Lunedì ci sarà la presentazione degli emendamenti e, dice il medico senatore, «nel gruppo c’è unanimità per l’abrogazione dell’articolo 2 del disegno di legge Calabrò». «Secondo quell’articolo un testimone di Geova non potrebbe rifiutare la trasfusione; quella signora che rifiutò l’amputazione sarebbe obbligata ad accettarla». Sarebbe il contrario della libertà di scelta.
La voce di Beppino Englaro
Il senatore si interrompe perché si sente, dagli altoparlanti, l’inconfondibile accento delle montagne della Carnia di Beppino Englaro. È il momento di maggiore emozione in una piazza che «a Peppino, a Eluana, alla moglie Saturna vuole bene» e lo sottolinea con il calore degli applausi. Beppino ribadisce: «Quella legge sarebbe una barbarie». «La sentenza della Cassazione il 16 ottobre ha stabilito che idratazione e nutrizione forzata sono una terapia». «Non c’è naturalità, Eluana ha cominciato a morire 17 anni fa ma quel processo è stato interrotto». Poi, intervistato a “Che tempo che fa” ha detto di non volersi impegnare in politica, ma «per 6233 giorni ho dovuto affrontare una situazione che potrebbe capitare anche a me, è stato giusto affrontarla insieme ad altri». E ancora: «Dire di no a una terapia salvavita non ha nulla a che vedere con l’eutanasia».
«In un paese civile - aveva detto Paolo Flores d’Arcais dal palco di piazza Farnese - non sarebbe necessario manifestare». «Solo in uno stato totalitario la decisione sulla vita appartiene al governo o alla gerarchia ecclesiastica». Flores sottolinea la differenza fra la gerarchia e «i venti sacerdoti che hanno aderito alla manifestazione; i molti fedeli che non pensano alla religione come a una forma di oppressione ma come carità cristiana».
Gli scrittori
Lidia Ravera: «Che fortuna i cani che non hanno l’anima. La mia anima non sono i valori, la coscienza secondo quale vivo. La mia anima è Aline, avamposto di un esercito straniero perché - a causa sua - non posso decidere se diventare madre, di diventare madre, di aiutare mia madre se soffre troppo e inutilmente».
Andrea Camilleri: «L’illegalità istituzionale inquina le coscienze come le polveri sottili inquinano l’aria che respiriamo».
Habeas Corpus
Stefano Rodotà quasi rimpiange i tempi della Dc - «Un vecchio democristiano mi ha detto, per te è facile ma per me è intollerabile sentire la gerarchia ecclesiastica, questi politici pronunciare la parola assassinio».
Nonostante la campagna televisiva, ricorda il costituzionalista, il 77% della popolazione si è dichiarata vicina alla famiglia Englaro. La maggioranza del paese difende la libertà di scelta. E aggiunge: «Già la Magna carta si impegnava con gli uomini liberi: «Non metterò le mani su di te». Si sta parlando di principi che affondano le loro radici in sette secoli di civiltà e diritto.
E poi, sottolinea Rodotà, il consenso informato nasce al processo di Norimberga, dopo le testimonianze dei medici sugli orrori del nazismo. Solo la scelta degli individui - da non confondersi con l’individualismo - garantisce dall’intervento dello Stato. Questi stessi principi sono nella nostra Costituzione. La più bella del mondo, aveva detto Furio Colombo.

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