domenica 25 gennaio 2009

Le crociate su Eluana

Le crociate su Eluana

Il Manifesto del 23 gennaio 2009, pag. 6

di Giorgio Salvetti

La guerra santa continua. Il corpo inerte di Eluana Englaro è ormai usato come un campo di battaglia da preti e politici in vena di lanciare anatemi contro la laicità dello stato e senza alcun rispetto del doloroso silenzio di un padre e di una madre che vegliano una figlia che da 17 anni è costretta in un limbo tra la vita e la morte. Ieri un’altra clinica di Udine, la «Quieta», ha dato la propria disponibilità ad accogliere Eluana e ad attuare le sentenze della magistratura che consentono la sospensione dell’alimentazione forzata. «Confermo di aver contattato la Quiete - ha fatto sapere Furio Hansell, sindaco di udine - ritengo opportuno che la nostra città possa dare una risposta giusta e civile a questa vicenda umana».



A Milano, intanto, si è riunito il Tar della Lombardia per esaminare il ricorso presentato dalla famiglia Englaro contro il diktat del governatore Formigoni che ha vietato alle strutture sanitarie lombarde di applicare quanto stabilito dalla Corte d’appello e ribadito dalla Cassazione. Il tribunale civile ha deciso di pronunciarsi senza bisogno di istruttoria: la decisione sarà resa nota a giorni.



La puntata odierna del calvario di Eluana sarebbe finita qui. E invece sulla pelle di quella ragazza impazza la polemica politico-religiosa. Il cardinale di Torino, Severino Poletto, intervistato da la Repubblica, si è scagliato contro il presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, che si era detto disponibile ad accogliere Eluana in una struttura sanitaria della sua regione. «La legge di dio prevale su quella dell’uomo - ha tuonato il, prelato - i medici cattolici che si trovassero costretti a lavorare nell’ospedale dove si intende interrompere l’alimentazione di una persona, dovrebbero rifiutarsi di farlo». Mercedes Bresso è stato costretta a difendersi con decisione: «I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un errore per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia così delicata. Stiamo rischiando di perdere il carattere laico del nostro stato. Nessun medico può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterla fare. Ma a questo punto quale è la differenza tra l’Italia e gli stati clericali, come quello degli ayatollah, dove viene ingiunto a tutti colore che credono di assumere un certo comportamento?». Per il presidente Bresso, l’atto di indirizzo del ministro Sacconi che ha vietato alle Regioni di applicare le sentenze è inquietante. «Quella circolare non può superare la legge e l’interpretazione della legge non è compito degli organi esecutivi».



Sacconi, dal canto suo, insiste. Se la legge di dio prevale su quella dell’uomo, per il ministro la sua circolare prevale su quanto è stato stabilito dalla magistratura. Con un salto mortale giuridico, il ministro sostiene che «in assenza di una disciplina legislativa dedicata alla regolazione della fine della vita, la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione nei casi di particolare bisogno non poteva non essere accompagnata da un atto del ministro». Come dire, in assenza di legge, la legge sono io. Alla faccia della democrazia, della volontà di Eluana e dei parenti e della «umana comprensione», che però il ministro sottomette alla sua decisione in «scienza e coscienza». Amen.



Da una parte e dall’altra della trincia i vassalli sparano le loro cartucce.



Così la fedele sottosegretaria al Welfare, Eugenia Roccella (Pdl): «Non è previsto in nessun livello essenziale di assistenza la possibilità di interrompere nutrizione e idratazione». Per il sottosegretario all’Interno Mantovano (Pdl) le parole di Bresso al, cardinale sono «obiettivamente incivili, quando il cardinale parla di inviolabilità di ogni vita umana, recita un diritto naturale non la versione cattolica degli ayatollah». Per la senatrice Maria Burani Procaccini (Pdl) «le parole di Mercedes Bresso contro il cardinale Poletto sono il frutto di un’arroganza inaccettabile e denotano la predisposizione dialettica ad un relativismo che inorridisce». Il geniale Roberto Cota, il leghista che si inventò le classi separate per bambini stranieri, avvisa Bresso di voler fare «esibizionismo istituzionale».



Di segno opposto Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, che ringrazia Mercedes Bresso per il coraggio dimostrato. Per Claudio Fava e Gloria Buffo (Sd) «nell’aprire le porte delle strutture sanitarie piemontesi ha adempiuto ad un preciso dovere istituzionale». I Giovani comunisti, in un comunicato, giudicano «scandaloso che una personalità come il vescovo di Torino faccia apertamente appelli per non rispettare una sentenza della Cassazione.



Vittima del fuoco incrociato, il Pd, incapace di districarsi tra neodem e laici. Emma Sonino trova il comportamento del presidente piemontese «corretto e inappuntabile». Mentre il deputato piemontese del Pd Giorgio Merlo parla di «diritto naturale alla vita» e difende le parole del cardinale. Walter Veltroni se la cava così: «Meno entra la politica in questa vicenda meglio è, c’è una sentenza». Un attacco all’intromissione di Sacconi, ma anche un buffetto al presidente Bresso. Ecumenico, come sempre.

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