venerdì 5 settembre 2008

Il Celeste al capezzale di Eluana

Il Celeste al capezzale di Eluana

Il Riformista del 4 settembre 2008, pag. 1

di Alessandro Da Rold

«Il personale sanitario non può sospendere l’idratazione e l’alimentazione artificiale del paziente: verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio». Firmato Carlo Zucchina, direttore generale della Sanità di Regione Lombardia, in risposta all’istanza presentata dai legali del padre di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo permanente da 16 anni per la quale i giudici della Corte d’appello di Milano hanno autorizzato la sospensione del trattamento di idratazione e alimentazione forzata. «Niente di diverso da quanto ci aspettavamo» ha commentato a caldo Franca Alessio, curatrice della giovane. «Un atto gravemente illecito e lesivo del diritto fondamentale a ricevere dall’ente pubblico trattamenti sanitari conformi a quanto stabilito in sede giudiziaria»: ha affermato invece uno dei legali della famiglia Englaro, l’avvocato Vittorio Angiolini. Nella sostanza, una risposta negativa neppure tanto inaspettata, perché, a parte il vuoto normativo in materia, dietro alle parole di Lucchina ci sono quasi quindici anni di governo regionale sanitario firmato questa volta da Roberto Formigoni: prese di posizione che hanno trovato più di una volta il totale benestare del Vaticano. «Mi risulta - ha commentato Formigoni - che il procedimento giurisdizionale abbia ancora delle pronunce possibili e, comunque, il provvedimento della Corte di Appello di Milano non determina chi e dove deve dare esecuzione allo stesso».



Il governatore di Comunione e Liberazione, movimento cattolico ispirato alla parola di Don Luigi Giussani, già appartenente ai Memores Domini, associazione i cui membri vivono i consigli evangelici di povertà, castità perfetta e obbedienza secondo il carisma del movimento ecclesiale di Cl, porta avanti da anni la battaglia politica a difesa e promozione della vita, «in ogni sua forma e condizione».

A testimoniarlo non sono solo i direttori generali nominati nei più importanti ospedali lombardi, spesso appartenenti anch’essi a CI, ma i numerosi provvedimenti legislativi in materia, promossi in questi anni dal Pirellone. Non bisogna andare troppo in là nel tempo, per scoprire che agli inizi di agosto la regione Lombardia ha approvato due misure significative in aiuto alle famiglie che hanno in cura malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla): un assegno di 500 euro destinato a chi «quotidianamente dedica tempo ed energie per aiutare queste persone alla cura, igiene, alimentazione e mobilizzazione». A questo si aggiunge «la possibilità di ricovero temporaneo di sollievo fino a 90 giorni, a titolo completamente gratuito, nelle residenze sanitarie lombarde».



Ma le questioni più scottanti, quelle contro cui da tempo si scaglia l’associazione Enzo Tortora dei Radicali di Milano, sono altre, e riguardano da vicino proprio il concepimento della vita, toccando il tasto della legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza nel nostro paese. A gennaio, la giunta lombarda ha approvato alcune "linee innovative" di attuazione della 194, stanziando 64 milioni di euro per potenziare i consultori di sostegno alle donne che scelgono di abortire. Un aumento consistente rispetto agli scorsi anni, con il 75 per cento della spesa destinato "ad aumentare il numero delle persone che operano nei consultori pubblici", il 5 per cento "alla formazione degli operatori dei consultori sia pubblici che privati" e il restante 20 per cento per sostenere le tariffe erogate dalla regione. Ma su tutto, le "linee innovative sulla 194" riguardavano un’altra questione ben più importante, cioè "l’individuazione del termine ultimo di effettuazione delle interruzioni di gravidanza, (di cui all’articolo 6b della legge 194, cioè il cosiddetto aborto terapeutico)" che non può essere effettuato "oltre la 22esima settimana più tre giorni ad eccezione dei casi in cui non sussista la possibilità di vita autonoma del feto". In Lombardia, dunque, è stato abbassato di 11 giorni il limite di 24 settimane generalmente accettato dai medici in Italia. Infine, a giugno dello scorso anno, scatenò una polemica nazionale il nuovo regolamento varato dal Pirellone sulla sepoltura dei feti. Modifiche riguardanti le attività funebri e cimiteriali, attraverso cui, "i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall’espulsione o estrazione del feto, domanda di seppellimento all’unità sanitaria locale". Impostazioni di legge che secondo la magistratura, dopo la denuncia dei Radicali, «non violano alcun precetto penale, ma spiegò all’epoca il pubblico ministero Marco Ghezzi - la possibilità di seppellire i feti è oggettivamente un ostacolo, di tipo psicologico, all’interruzione volontaria della gravidanza». Per la curatrice Alessio non c’è altro da fare «che prendere contatti con altre regioni».

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