domenica 28 settembre 2008

«Il Papa ha potuto scegliere, Eluana no»

l’Unità 28.9.08
«Il Papa ha potuto scegliere, Eluana no»
Beppino Englaro: lo stato vegetativo permanente non esiste in natura. Roccella insiste: non è terminale
di Natalia Lombardo

«LO STATO VEGETATIVO permanente non esiste in natura, è lo sbocco dei protocolli medici che hanno interrotto il processo di morte di Eluana. E io questi protocolli non li voglio più». Lo dice con tono appassionato accolto da un applauso caldo, Beppino Englaro, padre della ragazza in stato vegetativo da sedici anni. Ha alzato la voce solo in quel momento, è sbottato per rispondere alla fermezza gelida con la quale Eugenia Rocella, sottosegretario al Welfare, gli ha detto in faccia: «Eluana non è un malato terminale, può vivere ancora molto tempo». Ovvero che la sua volontà di morire non è valida senza una dichiarazione scritta: «Anche per vendere un motorino serve un certificato», afferma l’esponente del Pdl.
Temi difficili che toccano le emozioni, infatti il dibattito «L’autodeterminazione dell’individuo: un diritto in ogni fase della vita», che si è svolto ieri al "Festival della salute" a Viareggio organizzato da Italianieuropei, ha suscitato passioni. E proteste che hanno sommerso la paladina del Family Life, da parte di una platea coinvolta in prima persona. Sul palco anche Mina Welby, che con il marito Piergiorgio ha combattuto, nel partito radicale, la battaglia per interrompere la sua vita da forzato nel letto. «Abbiamo camminato nel deserto della mancanza di leggi»: su questo sono tutti d’accordo con il papà di Eluana, il Parlamento deve approvare una legge sul testamento biologico, la cui necessità è sostenuta anche da monsignor Bagnasco. «Ci sono voluti 5750 giorni perché si pronunciasse una sentenza», racconta lui. Un "deserto" attraversato dal 18 gennaio 1992, quando Eluana ebbe l’incidente che la rese incapace di intendere e di volere. Solo nel 2007 la famiglia ha trovato risposta nella sentenza della Cassazione ora messa in discussione dalla maggioranza in Parlamento e sospesa dalla Procura generale di Milano. Papà Englaro aspetta «solo il decreto attuativo» ma non vuole parlarne. La Corte stabilì che «l’alimentazione e l’idratazione forzata sono presidi terapeutici, checché ne dica la Chiesa», e che lui, come tutore «avrebbe potuto interromperli». Poi aggiunge: «Giovanni Paolo II aveva problemi alla faringe e non volle essere trachetomizzato. Lui ha potuto dire di no, Eluana non può».
Eugenia Rocella passa come un panzer ideologico sui sentimenti: «Non si può ricostruire la volontà di una persona di morire in base a testimonianze vaghe o stili di vita». Per lei «la sentenza è inquietante e rischiosa perché apre la strada al diritto di morire. La Cassazione ha invaso il campo del Parlamento». Il dibattito si scalda, dalla platea molte le voci di protesta sofferenti. Rocella alza il tono per superarle e insiste: voler staccare la spina senza disposizione di fine vita - termine terribile- è pari all’abbandono. Fa un esempio fuori luogo: «Non si cerca di trattenere le persone dal suicidio?». Protesta: «Sono qui sola contro tutti». Non c’è dalla sua parte Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera: un’assenza annunciata, sembra per partecipare a una iniziativa di Cl. È Mina Welby, allora, a raccontare come avesse «remato contro» la volontà di suo marito Piergiorgio, che una notta le chiese «dammi tutte le pasticche che sono nel comodino, non ce la faccio più». Invece scelsero di combattere una battaglia pubblica, (Rocella è ex radicale e ex femminista, ora si dice liberataria e sta nel Pdl). «Io non volevo che mi lasciasse, lo amavo tantissimo, ma se avessi ceduto quella notte ora non sarei qui a finire il lavoro, come diceva mia madre», racconta Mina, piccola e combattiva, la voce dolce.
Solo la necessità di una legge unisce tutti: «La chiedo con forza al Parlamento», afferma Englaro. La farà il centrodestra, cambiando la proposta che presentò Ignazio Marino, chirurgo, senatore Pd e presidente del Comitato scientifico della (riuscita) Festa della Salute. Il principio della legge, ha ripetuto ieri, parte dal «diritto di cura ma non il dovere di accanirsi perché la tecnologia è avanzata. Lo dissero i Costituenti nel ’47: se non voglio nessuno può farmi un intervento». Eugenia Rocella auspica la legge ma mette già dei paletti: non si interrompa l’alimentazione forzata, si bloccherebbe le terapie contro l’anoressia; il diritto dei medici nel non staccare la spina.
Alla fine papà Englaro parla a tu per tu con la "pasionaria": «Non attaccate i giudici che hanno coraggio civile, e che sono intervenuti perché il Parlamento non ha fatto niente. Anzi, dovreste ringraziarli». Questo mai, ribatte Rocella, «altrimenti si crea un precedente pericoloso». Alla fine, comunque si stringono la mano. Beppino Englaro non fa caso agli attacchi: «sono collaudato».

venerdì 26 settembre 2008

Il Comitato di Bioetica: il rifiuto delle cure è un diritto

Corriere della Sera 26.9.08
Il Comitato di Bioetica: il rifiuto delle cure è un diritto
di Margherita De Bac

ROMA — Nel dibattito sul testamento biologico arriva il documento sulla «Rinuncia consapevole al trattamento sanitario», oggi al voto del Comitato nazionale di bioetica (Cnb). Riafferma con forza un principio ancora poco chiaro ai cittadini nonostante molte sentenze di tribunali: la completa libertà sulla gestione del proprio corpo, un principio che non può essere toccato anche se il rifiuto di cure mette a rischio la vita. Il tema ruota attorno all'autodeterminazione. Ma qui si parla di persone pienamente coscienti, in grado di intendere e di volere, che esprimono con lucidità i propri desideri. Come Welby, per intendersi.
Ecco un esempio tratto da una storie reale, nota all'opinione pubblica perché finita sui giornali recentemente: se scegli di non farti amputare la gamba, nessuno può sindacare sulla tua motivazione personale. E il medico? Dovrà cercare con tutti gli argomenti di farti cambiare idea, di indurti ad accettare «i trattamenti life saving». Se non riesce nell'intento potrà «astenersi da condotte avvertite come contrarie alle propri concezioni etiche e professionali ». In altre parole «l'accoglimento della richiesta di sospendere le cure è lecito ma non obbligatorio sul piano giuridico deontologico e morale». Dunque è libero di astenersi, passando l'assistenza ad un collega. Il paziente, da parte sua, ha il diritto di manifestare la sua volontà. Ma dovrebbe avvertire anche il dovere di salvaguardare la vita, che resta un bene inviolabile, come viene sottolineato nella parte più «cattolica» del documento.
Scritto con estremo rigore dal giurista bolognese Stefano Canestrari, new entry nel Cnb, il parere ha buone probabilità di essere licenziato con voto unanime dal Comitato. Avvenimento storico per un gruppo che si distingue anche per mancanza di condivisione.
Il Cnb ha ritenuto necessario intervenire su questa materia proprio alla vigilia del dibattito parlamentare sul testamento biologico. Sembra che maggioranza e opposizione si muovano nella direzione di una legge. Ieri il Pd ha avviato un confronto interno al partito. E' possibile si riesca a trovare una sintesi fra le varie posizioni. Ottimista Anna Finocchiaro: «Al di là di posizioni marginalissime finalmente si avverte un'esigenza condivisa». Il senatore Ignazio Marino ritiene però che la legge non dovrà definire l'accanimento terapeutico e che sull'alimentazione artificiale debba decidere il medico. Disposta al dialogo l'associazione Scienza e Vita, purché l'eutanasia venga nettamente esclusa.

mercoledì 24 settembre 2008

Marino: imporre l’alimentazione? Non mettiamo troppi paletti

Marino: imporre l’alimentazione? Non mettiamo troppi paletti

Corriere della Sera del 23 settembre 2008, pag. 9

di Paola Di Caro

Un «incoraggiamento» a riempire «un vuoto normativo che si trascina da troppo tempo», e tanto più importante perché arriva dopo parole di chiusura da parte di ambienti ecclesiastici e politici ad una legge sul testamento biologico.



E’ positiva la reazione di Ignazio Marino - chirurgo di gran fama, senatore del Pd ed estensore di un progetto di, legge sul testamento biologico sottoscritto da roi parlamentari - alle parole del cardinal Bagnasco sulla necessità di una legge sul «fine vita», anche se con regole «certe» e limiti «etici». Con una postilla però, che tocca il cuore del problema: «Al Parlamento spetta scrivere una legge, il più possibile condivisa; che conservi il dettato costituzionale previsto dall’articolo 32, e cioè la libera scelta del cittadino su quali cure accettare e quali eventualmente rifiutare».



Ma perché è così importante arrivare a un testo di legge sul testamento biologico?

«Perché su questo tema noi siamo fermi all’altissimo dibattito dei padri costituenti sul senso e sulla difesa della dignità della vita, che portò all’affermazione appunto della libertà del singolo di decidere se accettare o meno una cura. Ma tutto ciò fu scritto 5 anni prima dell’invenzione del respiratore automatico, quando cioè non si poteva nemmeno immaginare che la scienza avrebbe introdotto strumenti di sostegno vitale anche in casi in cui non si ha alcuna speranza di recuperare la facoltà cognitiva».



Insomma, chi è. ancora in condizione di decidere di sé oggi può farlo, ma non chi è in coma irreversibile.

«Esattamente, non stiamo parlando di una legge per "staccare la spina", ma tale da riempire il divario di fatto tra la Costituzione e l’assenza di regole. Regole che i medici per primi chiedono».



Il presidente della Cei però pone precisi paletti: devono esserci dichiarazioni «inequivocabili», non si devono interrompere alimentazione e idratazione al malato.

«Io credo che porre dei limiti o dei criteri tecnici vincolanti e specifici in una legge di questo genere sia impossibile, e infatti questi non esistono in nessuno dei Paesi dove c’è il testamento biologico, dagli Usa al Canada all’Australia. Il mio testo istituisce invece la figura del fiduciario, indicato per iscritto, che, per lo speciale rapporto di amore, confidenza, fiducia con chi non può più esprimere la sua volontà, aiuta il dialogo tra famiglia e medico e facilita la decisione finale».



Ma il limite del no all’interruzione all’alimentazione e all’idratazione, che la Cei teme porti ad un’«eutanasia mascherata» e che ha scatenato tante polemiche sul caso Englaro, non è in qualche modo codificabile in una legge?

«Vede, ci sono situazioni in cui portare il cibo alla bocca di un anziano è atto compassionevole e gratificante anche per il medico che lo fa. Altre in cui, faccio un esempio, il malato di cancro all’esofago rifiuta di farsi nutrire con un sondino inserito chirurgicamente nello stomaco. Oggi, grazie all’articolo 32 della Costituzione, quel malato può farlo, perché ha la facoltà di esprimersi. Ma se va in coma, chi decide? E può un diritto previsto dalla Costituzione essere negato a chi non può parlare ma magari ha espresso in precedenza la sua volontà?».



Insomma, l’intervento di Bagnasco faciliterà l’iter della legge?

«Il compito di un vescovo è di parlare alle coscienze, però è evidente che ci sono molti politici credenti che terranno conto delle sue riflessioni. Il mio auspicio è che non si arrivi a uno scontro tra Guelfi e Ghibellini, ma a riempire un vuoto legislativo. E che lo si faccia nel rispetto della Costituzione».

Testamento biologico, è già scontro. Come sulla procreazione

l’Unità 24.9.08
Testamento biologico, è già scontro. Come sulla procreazione
La Chiesa: «La volontà del paziente non sia vincolante». Nel partiro democratico si riapre la discussione
di Maria Zegarelli

«Di nuovo c’è l’idea di dire che si deve fare una legge dopodiché la novità cessa, perché già stabilisce come deve essere una legge, sostituendosi al Parlamento. Nell’idea di Bagnasco la legge dovrebbe dire che il paziente non ha diritto di decidere nulla». Non ci vede alcuna apertura Maurizio Mori, presidente della Consulta di Bioetica Onlus, nelle parole del presidente della Cei, Angelo Bagnasco sul testamento biologico. I «paletti» messi da Bagnasco sono, infatti, tali da rendere vuota di contenuto una legge sul testamento biologico. Quella a cui pensa il cardinale, è più una «legge di assistenza per la fine della vita», come precisa non a caso monsignor Elio Sgreccia. libera per una legge come quella che hanno in testa «i laici». Sottigliezza che non è sfuggita al centrodestra lanciato nella sfida a chi è più d’accordo con il Vaticano. Se Ignazio Marino, membro della Commissione Igiene e Sanità al Senato, nonché primo firmatario del ddl sul testamento biologico (sottoscritto da oltre 100 parlamentari) accoglie con favore l’apertura di Bagnasco, preoccupazioni nel Pd ce ne sono. I teodem sono sul piede di guerra, ieri Paola Binetti (ma anche Ilaria Argentin che teodem non è) ha accusato il partito di poca «democrazia» proprio su questo tema. La Binetti, che ha già depositato un testo che va nella direzione di Bagnasco, ha contestato insieme alla collega il seminario organizzato sul tema per oggi alle 14.30 nella Sala del Mappamondo dove sono chiamati a raccolta i 350 parlamentari del gruppo. Se lo scopo era tastare il polso del partito, la vigilia già annuncia febbre alta. È chiaro a tutti nel Pd che i paletti messi da Bagnasco stanno a significare che una legge come quella di Ignazio Marino verrà ostacolata con tutti i mezzi. Ed è chiaro ai teodem che rischiano di essere netta minoranza nel partito: per questo temono che domani si discuta solo della proposta del senatore e non anche delle loro. Il capogruppo alla Camera Antonello Soro ha spiegato che ogni parlamentare potrà illustrare il proprio ddl, ma è evidente che la spaccatura è dietro l’angolo. Anche stavolta il rischio è che si ripeta quanto avvenuto con la legge 40 sulla procreazione assistita e sul referendum per abrogarla. Anche su quella legge sono stati messi paletti così pesanti che la tutela della salute della donna e del nascituro sono stati schiacciati da altre logiche. Secondo il professor Carlo Alberto Defanti, medico di Eluana Englaro, primario neurologo emerito, anche sul testamento biologico l’obiettivo è lo stesso. «Svuotare la legge. Bagnasco è molto chiaro sulle questioni cruciali: impedire che la nutrizione venga considerata come una terapia rinunciabile, considerandola come assistenza al malato (pur sapendo che la letteratura italiana e internazionale dice esattamente il contrario) e rendere le ipotetiche dichiarazioni di volontà del paziente non vincolanti per il medico. Se le gerarchie vaticane riusciranno nel loro intento, se la politica lo permetterà, non solo non faremo un passo in avanti ma ne faremo due indietro».

martedì 23 settembre 2008

Testamento biologico. Le reazioni all'"apertura" della Cei

La Repubblica 23.9.08
Testamento biologico. Le reazioni all'"apertura" della Cei
di Michele Bocci

Il neurologo del caso Englaro: escludere dalla normativa il capitolo-nutrizione vorrebbe dire fare una legge vuota

"Cibo e acqua, il malato deve poter rinunciare"

ROMA - L´alimentazione e l´idratazione dei malati immobilizzati sono cure mediche, e il paziente può rifiutarle. Nel mondo medico le reazioni alle parole del cardinale Bagnasco sono pressoché unanimi. A partire da Lorenzo D´Avack, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, organismo nominato dal presidente del Consiglio, tutti si appellano alla comune definizione scientifica di nutrizione artificiale. «Dire che si tratta di un intervento di base condiviso da tutto il mondo medico mi sembra discutibile - dice il bioeticista - dal momento che la stessa Oms riconosce tali trattamenti come interventi medici, che quindi richiedono il consenso del paziente. Io credo che una persona abbia il diritto, sotto il profilo costituzionale, di rifiutarli». Dello stesso parere Carlo Alberto De Fanti, neurologo che ha cura Eluana Englaro, che aggiunge: «Una legge sul testamento biologico che escludesse la nutrizione sarebbe vuota, addirittura un passo indietro rispetto ad oggi. Del resto la Cassazione esprimendosi sul caso Englaro ha definito l´alimentazione un intervento sanitario». Il medico di Piergiorgio Welby, Mario Riccio, aggiunge che la legge «la vogliono fare per limitare il testamento biologico, per burocratizzarlo. Come hanno per con la fecondazione assistita, che con la legge è stata limitata». Sulle stesso posizioni l´Associazione Luca Coscioni. «Per nutrire e idratare quelle persone bisogna fare un intervento invasivo, dunque medico - spiega Alessandro Capriccioli -. E comunque sia, per assurdo, se anche ci trovassimo di fronte ad azioni non mediche non si capisce come mai la persona che deve subirle non può rifiutarle». Dalla Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe), Maurizio Muscaritoli spiega che non bisogna confondere «l´alimentazione con la nutrizione artificiale, che è la somministrazione di nutrienti, attraverso una via di accesso artificiale, a persone alle quali è preclusa l´assunzione di alimenti per la via naturale».
Il deputato Pd Enzo Carra sostiene che «le indicazioni del presidente dei vescovi italiani devono essere considerate con molta attenzione. Sono infatti un´apertura a una legge di cui non si può più fare a meno». Il suo collega del Pdl Benedetto Dalla Vedova aggiunge che «le parole del cardinal Bagnasco sono meritevoli di attenzione ma il Parlamento deve affrontare la questione senza pregiudizi, considerando le posizioni espresse dalla comunità medica e scientifica, la consapevolezza dell´opinione pubblica e i testi già prodotti in sede parlamentare».

mercoledì 17 settembre 2008

La Cassazione e il rifiuto di curarsi "Un diritto, ma il paziente sia chiaro"

La Repubblica 17.9.08
La Cassazione e il rifiuto di curarsi "Un diritto, ma il paziente sia chiaro"
Dopo il caso Eluana, la polemica su un testimone di Geova
di Caterina Pasolini

ROMA - Rifiutare le cure, anche quelle salvavita, è un diritto. Lo ribadisce la Cassazione che in una nuova sentenza va oltre, e da indicazioni concrete affinché la libertà di scelta del paziente venga rispettata anche nel caso in cui non sia in grado di comunicarla ai medici. Davanti al vuoto legislativo e alle recenti polemiche sul caso di Eluana Englaro la suprema corte chiarisce, definisce. Offre spunti concreti alla politica che negli ultimi anni ha visto più di dieci disegni di legge sul testamento biologico presentati senza riuscire a trovare un accordo di massima tra le diverse anime del parlamento.
Gli ermellini stabiliscono infatti due requisiti perché i medici eseguano le volontà del malato nel caso questi sia incosciente. È necessario che il paziente abbia con se una dichiarazione dove manifesta in modo «articolato ed inequivoco» il dissenso a ricevere taluni trattamenti. O un atto nel quale nomina un tutore che si esprima al posto suo.
Così recita la sentenza nata dal ricorso presentato da Mirko, testimone di Geova che nel ?90, arrivato moribondo dopo un incidente, venne trasfuso nonostante avesse in tasca un pezzo di carta con scritto: niente sangue. Nel ricorso chiedeva il risarcimento dei danni morali e biologici (ha contratto l´epatite b) per essere stato trasfuso nonostante il suo rifiuto per motivi religiosi. Ma quel foglietto per i magistrati è un´indicazione troppo vaga, ci vuole un consenso «chiaro, attuale e informato» perché venga rispettato il diritto sancito dalla Costituzione a rifiutare le cure.
Le prime reazioni sulla sentenza della Cassazione sono positive: dall´onorevole teodem Paola Binetti, ai radicali, passando per il senatore del Pd Ignazio Marino.
«È giusto che la magistratura metta dei paletti su un argomento così delicato, sospeso tra la libertà del paziente e la responsabilità dei medici. Il diritto dell´ammalato a non curarsi lo riconosco, anche se per me è sempre una sconfitta lasciare che qualcuno rinunci alla vita», dice la senatrice teodem, numeraria dell´Opus Dei, Paola Binetti.
«Ottima sentenza», commenta Rita Bernardini, segretario dei Radicali, «perché ribadisce il diritto a rifiutare i trattamenti e sottolinea il bisogno di una legge che dia indicazioni concrete, semplici. In fondo in quella figura di fiduciario io vedo il padre di Eluana che da anni si batte per rispettare il volere della figlia».
Latore di un disegno di legge sul testamento biologico è il professor Marino che giudica molto positiva la sentenza «che ribadisce la libertà di cura. E indica, come nel mio testo la necessità di un fiduciario perché venga rispettata la volontà del malato se questi non può parlare. Nel caso del testimone di Geova penso che se in emergenza, come dopo un incidente, non si possa perdere tempo a cercare documenti sulle sue volontà, si cerca di salvare una vita. Una volta stabilizzato il paziente potrà decidere se rifiutare le cure».

sabato 13 settembre 2008

Zapatero apre al suicidio assistito "Abolire il dolore"

Zapatero apre al suicidio assistito "Abolire il dolore"

La Stampa del 8 settembre 2008, pag. 14

di Gian Antonio Orighi

Il governo del premier socialista Zapatero prosegue la sua offensiva laica con altre due katiusce ad alzo zero contro la Chiesa e non incluse nel suo programma elettorale: non solo il diritto alla dolce morte, ma persino quello al suicidio assistito. L’annuncio viene dal ministro della Sanità, il noto scienziato specializzato nella riproduzione assistita Bernat Soria, 56 anni, in un intervista concessa ieri al filo-governativo El País. «Vogliono liquidare la gente a spese dei contribuenti», ha commentato Gonzalo Pons, portavoce dei popolari di centro-destra mentre le associazioni osservanti come Médicos Católicos stigmatizzano «la cultura della morte» zapaterista.

In una Spagna sempre più colpita dalla crisi economica (la disoccupazione ha raggiunto il 10,44%, la più alta d’Europa), a pochi giorni dall’annuncio della ministra della Uguaglianza, l’iperfemminista Bibiana Aidó, che entro il 2009 l’Esecutivo amplierà con un quarto caso la depenalizzazione dell’aborto, lo squillo di tromba è giunto da Soria, punta di diamante del premier per i temi più sensibili. Il ministro palesa subito il suo noto ghibellinismo dicendo: «Non mi preoccupa l’idea di ritrovarmi un’altra volta i vescovi nelle piazze (accadde nel 2004 quando vennero approvare le nozze ed adozioni gay, ndr). L’unico mandato che ho, come ministro e come deputato socialista, è quello con i cittadini».

Soria parte dall’eutanasia, che Zapatero aveva promesso di depenalizzare già nel programma elettorale del 2004 ma che poi, per mere ragioni elettorali, aveva parcheggiato e contro cui aveva addirittura votato quando lo spinoso tema venne portata alle Cortes dai comunisti di Izquierda Unita nell’ottobre scorso, benché i sondaggi indicassero che era favorevole il 76% degli spagnoli. «Faremo in modo che il diritto del malato ad una dolce morte sia reale. La battaglia contro la morte non la vinceremo, ma quella contro il dolore sì - ha esordito il ministro -. Deve essere il cittadino a decidere. C’è chi pensa che il proprietario del corpo sia una religione, un’istituzione, un partito politico. Noi socialisti diciamo: il proprietario del tuo corpo sei tu, e tua deve essere la decisione».

«Noi rispettiamo l’opzione del cittadino affinché possa decidere che non vuole essere sottomesso alla tortura che spesso significa lo sforzo terapeutico - continua Soria, da sempre nemico giurato dei cattolici -. Deve essere il malato a stabilire se desidera o no ricevere una cura assicurando che muoia o viva senza dolore». Dopo questo primo squillo, è arrivato il secondo, clamoroso. Il suicidio assistito, finora possibile, quando il malato è cosciente e assume volontariamente farmaci letali preparati da un medico, soltanto in Svizzera, Olanda e Belgio.

«Non è legale in Spagna - ha spiegato Soria -. Ma il Codice Penale è già stato cambiato molte volte. Inizieremo, insieme al ministero della Giustizia ed a una commissione di esperti una riflessione che può durare anche un anno e mezzo. Poi toccherà al governo decidere».
I popolari, il maggior partito dell’opposizione che già accusavano il governo di introdurre il dibattito sull’allargamento della legge sull’aborto per nascondere i flop in economia, hanno replicato subito. Dalle antenne della Cope, la radio dei vescovi, Gonzalo Pons ha tuonato: «È ancora fumo negli occhi. Il governo parla di suicidio assistito per nascondere le vittime della disoccupazione che sta provocando la nullità professionale di Zapatero». Ed ha aggiunto: «Se la storia del suicidio assistito non funziona, tireranno fuori la proposta che i toreri scendano nell’arena senza cravatta o che le processioni della Settimana Santa diventino laiche».

«Il governo trasforma lo scontro con la Chiesa nella linea principale della sua politica», prediceva non a caso proprio ieri La Vanguardia parlando della nuova legge sull’aborto. I cattolici, già mobilitati contro la futura legge sull’interruzione di gravidanza, sono all’attacco, ma due sondaggi online rivelano che il 78% degli spagnoli è a favore del suicidio assistito e dell’eutanasia. «Cercare la dignità dell’essere umano non è aiutarlo a morire, ma a vivere», commenta dal Cope la biologa Dolores Vila-Coro.