lunedì 7 giugno 2010

Bioetica, dopo il caso Eluana ecco il rapporto ministeriale

La Repubblica 7.6.10
Bioetica, dopo il caso Eluana ecco il rapporto ministeriale
"Lo stato vegetativo non esclude la coscienza"
di Alberto Custodero

"Anche chi è in stato vegetativo può essere cosciente"
Il rapporto degli esperti ministeriali dopo il caso Eluana. Roccella: ora via alla legge
Questi pazienti percepiscono il dolore: quindi vanno trattati con medicine adeguate
Nella maggior parte delle regioni non ci sono attrezzature per le cerebro-lesioni acquisite

ROMA - «Non si può escludere la presenza di elementi di coscienza» nei pazienti in stato vegetativo. Ma il «livello e la qualità di tali elementi di coscienza variano verosimilmente da paziente a paziente, anche in dipendenza dal contesto ambientale». Contrariamente a quanto finora sostenuto, («lo stato vegetativo è caratterizzato dalla mancata coscienza di sé e dell´ambiente»), è questa la conclusione destinata a fare discutere alla quale è giunto il "gruppo di lavoro sullo stato vegetativo e di minima coscienza" istituito dal ministero della Salute dopo il caso di Eluana Englaro. E presieduto dal sottosegretario Eugenia Rocella. All´indomani della morte di Eluana, Berlusconi - dopo aver espresso la sua contrarietà «all´eutanasia di Stato» - annunciò che «il vuoto normativo sul tema del fine vita» non sarebbe stato più lasciato «all´interpretazione della magistratura» ma sarebbe presto stato «colmato da una legge». Proprio mentre il nuovo testo della norma sul biotestamento è in dirittura d´arrivo alla Camera, il "documento finale" del "gruppo di lavoro Rocella" (insieme al "Libro bianco" redatto dalle Associazioni), arriva a fargli da corollario tecnico-etico-scientifico. E a denunciare una grave lacuna strutturale nel sistema sanitario nazionale: «Nella maggior parte delle regioni - sostengono gli esperti - non sono stati attivati veri percorsi regionali istituzionalizzati per la corretta gestione sanitaria delle gravi cerebrolesioni acquisite». Il trend dei malati in stato vegetativo dal 2002 ad oggi è in continuo aumento, anche se rimane ancora alto (fino al 42,3 per cento), la percentuale delle errate diagnosi. Per il futuro, dunque, si «raccomanda» l´istituzione di un «registro nazionale dei disturbi prolungati di coscienza con segnalazione obbligatoria dei casi».
Ma il punto nodale dello studio è quello che spiega come il medico, la società e l´opinione pubblica devono porsi nei confronti di questi particolari malati «con gli occhi aperti» la cui «sopravvivenza necessita di idratazione e nutrizione assistita». Ma che non sono in «coma alternando il sonno alla veglia».
Quando ci si avvicina ai loro letti per curarli e studiarli, dicono i "saggi" del ministero, «si compie una scelta etica fondata sia sul rispetto della persona, sia sul duplice rifiuto dell´abbandono assistenziale e dell´accanimento terapeutico». Il che, tradotto, significa: «per rispetto della persona» non va sospesa l´alimentazione assistita come avvenuto nel caso di Eluana («rifiuto dell´abbandono assistenziale»). Ma non bisogna ostinarsi in cure e trattamenti sproporzionati («rifiuto dell´accanimento terapeutico»), rispetto all´eventuale concreto risultato in termini di qualità ed aspettativa di vita. A tal proposito, il "gruppo di studio Rocella" è convinto che «il miglioramento dei modelli assistenziali e la ricerca scientifica possano offrire un importante contributo per far crescere l´efficienza in sanità, al fine di garantire maggiori livelli di giustizia per tutti i cittadini fondati su principi di equità e solidarietà all´interno del corpo sociale. E per far avanzare il livello complessivo di civiltà del Paese».
Per gli esperti della commissione ministeriale (Gianluigi Gigli, Antonio Carolei, Paolo Maria Rossini e Rachele Zylberman), infine, questi pazienti caratterizzati dalla «mancanza di coscienza del sé e dell´ambiente», in realtà, percepiscono il dolore. Nel loro stato di «incoscienza a occhi aperti» soffrono, pertanto il "gruppo di lavoro" raccomanda di «estendere la prescrizione di antidolorifici a tutti quelli in stato vegetativo ai quali siano diagnosticate verosimili fonti di dolore come ascessi e piaghe da decubito».

domenica 23 maggio 2010

La cellula e la Chiesa. La vita artificiale secondo Bagnasco

l’Unità 22.5.10
La cellula e la Chiesa. La vita artificiale secondo Bagnasco
di Maurizio Mori

La notizia della “cellula artificiale” ha suscitato sgomento e confusione. Di fatto non si è creato nulla, tantomeno la vita, ma si è riprogrammato un batterio, che è diverso. Quel che interessa, tuttavia, sono le reazioni. Alcuni vescovi come Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli affari pontifici hanno subito preso le distanze dagli «scenari della vita artificiale, dall’uomo bionico creato in laboratorio», sottolineando che «l’incubo da scongiurare è la manipolazione della vita, l’eugenetica. E chi fa scienza non dovrebbe mai dimenticare che esiste un solo creatore: Dio». Modificare in modo tanto profondo la vita porta a far sì che siano «chiamati in causa sia il futuro dell’uomo sia il senso dell'umano», chiedendo così di porre «uno stop immediato all'anarchia della scienza».
Dall’altra parte, però, sia Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sia monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, hanno preso posizioni diverse: il primo ha rilevato che nella nuova scoperta «si vede l’intelligenza dell’uomo, che è un grande dono di Dio», precisando poi che «l’intelligenza non è mai senza responsabilità» e che tutte le forme di intelligenza come di acquisizione scientifica «pur se valide in sé devono essere sempre commisurate ad un’etica che ha al suo centro sempre la dignità umana nella prospettiva del Creato». L’altro ha sottolineto che ogni scoperta scientifica «è sempre un bene per l’umanità» e che dobbiamo «capire l’uso che verrà fatta della scoperta ... Per ora si tratta di una scoperta teorica di cui bisognerà poi verificare l’utilizzo: se sarà per il bene dell’uomo, cioè per curare le patologie» o se si ricorrerà a un suo uso «discriminatorio».
Mentre rileviamo questa forte discrepanza all’interno della stessa Chiesa cattolica, fa piacere rilevare come due autorevoli vescovi cerchino di evitare condanne sommarie che potrebbero dar luogo a casi simili a quello di Galileo. Tuttavia emergono alcune domande: se la vita artificiale è segno dell’intelligenza come grande dono di Dio, perché non lo è anche l’artificialità nella vita? Perché non dire lo stesso delle tecniche di fecondazione assistita, artificiali anch’esse. E se vanno apprezzati gli eventuali risvolti terapeutici di questa scoperta, perché rifiutare quelli legati alle staminali embrionali?
Il vero problema è che stiamo sempre più capendo i meccanismi della vita e acquisendo il suo controllo: si dissolve cioé quella sacralità della vita che valeva quando essa era avvolta nel mistero. In passato il passaggio della cometa di Halley era era segno di sventura: quando si è calcolata la sua orbita, la stessa cometa ha cessato di terrorizzare le coscienze. Ora qualcosa di analogo sta avvenendo coi processi della vita, ed è giunto il tempo che si cambi paradigma. Almeno speriamo.

mercoledì 19 maggio 2010

"Sul biotestamento seguiamo la Costituzione"

"Sul biotestamento seguiamo la Costituzione"

Il Tempo del 18 maggio 2010

Andrea Gagliarducci

«Basta la Costituzione, che sancisce l’inviolabilità della vita», scandisce il senatore Domenico Nania. «L’inviolabilità della vita porta automaticamente all’indisponibilità della vita», sottolinea monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio della Vita.
Mentre il ddl sul testamento biologico viene esaminato alla Camera, Nania illustra la sua proposta in un libro intitolato: «Il testamento biologico. La terza via» (Koiné edizioni), presentato ieri a Roma. Una proposta che si basa sulla lettera della Costituzione. Spiega Nania: «Fermo restando il principio del rifiuto di ogni forma di eutanasia, resta da chiarire meglio il profilo della responsabilità del "paziente". Penso che per impedire l’eutanasia basti il principio di inviolabilità della vita sancito dalla Costituzione». In questo dibattito, i singoli concetti sono fondamentali: chi sostiene l’indisponibilità della vita, afferma che la vita non è un bene proprio. Scendendo nella pratica, scegliere anticipatamente quando porre fine alla propria esistenza non è un diritto, perché non va al di là del principio del rifiuto dell’accanimento. Il principio di inviolabilità della vita, invece, mette l’accento sul valore della vita, senza però impedire alla persona di fare le proprie scelte. Afferma Nania: «Una persona dovrebbe poter decidere di non avere un sostegno vitale. Il medico, sulla base del principio del consenso informato, deve spiegare che l’eutanasia non è riconosciuta dallo Stato, Ma, dopo che una persona rifiuta le cure, questa deve poter tornare nella sua personale libertà, e non essere più curato, consapevole che si sta suicidando».
Per Nania, l’eutanasia è «coinvolgere terzi in decisioni personali». Fisichella non è d’accordo. Auspica
una legge «il più possibile condivisa» in Parlamento, confida in un «dibattito serio», ma avverte: «Il limite che non può essere superato è accettare in forme evidenti o nascoste il principio di eutanasia».

domenica 9 maggio 2010

"Quelle ultime notti accanto a Eluana tra pietà e polemiche"

La Repubblica 8.5.10
"Quelle ultime notti accanto a Eluana tra pietà e polemiche"
In un libro il racconto del dottor De Monte
di Piero Colaprico

Il volume scritto a quattro mani con la moglie Cinzia. Insieme accudirono la ragazza in coma
Pagine ricche di dubbi e riflessioni per capire quei giorni nella clinica di Udine
"Su questa vicenda sono state scritte tante bugie, a volte in buona fede, ma spesso interessate"

MILANO - Una parola che ricorre spesso è «bugia». Esce in queste ore un libro che mette in primo piano la realtà scientifica della storia e della morte di Eluana. L´hanno scritto il medico e l´infermiera, marito e moglie, Amato De Monte e Cinzia Gori, che hanno vegliato a Udine la figlia di Beppino Englaro. Chi crede di trovare in questo «Gli ultimi giorni di Eluana» (Edizioni della biblioteca dell´Immagine) gente con la verità in tasca si sbaglia di grosso, anzi le pagine sono ricche di dubbi, riflessioni anche sorprendenti: per esempio quando il medico, alla fine, accompagna Eluana in autoambulanza e si sente (parole sue) ormai «incastrato», non può più dire di no.
Ma, carte alla mano e documentazione clinica finalmente alla luce del sole, si comprende meglio che cosa è accaduto dietro le quinte di questa vicenda. E la diversità di vedute con le suore Misericordine di Lecco (a parte suor Rosangela, che per quindici anni ha accudito Eluana) è fortissima. C´è una questione cruciale e inedita: «Mi sono spesso imbattuta, in seguito, in storie fantasiose di individui estranei che - si legge in un capitolo - in quei giorni di ricovero sarebbero passati a portare dei fiori a Eluana e l´avrebbero vista "bellissima, tranquilla, sdraiata nel suo letto". Si tratta di racconti totalmente inattendibili», dicono gli autori. «Dov´erano i sorrisi, lo sguardo che ti segue, la pelle bellissima?», si chiede l´infermiera quando prende in carico Eluana dopo il viaggio Lecco-Udine.
C´è chi, senza averla mai visitata, sosteneva che Eluana potesse deglutire: anche questo era diventato un tema fondamentale per le polemiche. Su questa ragazza, diventata donna dopo i lunghi diciassette anni in stato vegetativo, a Udine notano però «due brutte escrescenze alle orecchie», all´inizio inspiegabili. Poi, «proseguendo nella sistemazione delle sue cose trovai - racconta l´infermiera - anche una serie di telini bianchi piegati e ben ordinati. A quale uso erano destinati lo avrei scoperto, inaspettatamente, molto presto». Da sola perché mancano informazioni: «Niente consegne infermieristiche... Mi domandavo: era stato fatto apposta, era una superficialità, una semplicemente una svista o cos´altro?». Che cosa nascondeva la clinica di Lecco?
La scoperta dell´indicibile avviene durante la prima notte, quando si sente Eluana tossire. È una strana e improvvisa tosse, l´infermiera accorre e dopo un «momento di stupore incredulo», aiuta Eluana a respirare: è piena di saliva. Com´era possibile? «Ripensai al mattino e finalmente capii a cosa servivano tutti i telini bianchi... Posizionati al lato della bocca di Eluana, servivano ad assorbire la saliva». Hanno dunque una spiegazione anche le piaghe alle orecchie della malata: «Sono dovute al fatto che veniva tenuta sul fianco per evitare che affogasse nella propria saliva, potevano anche dircelo, no?!».
Il giorno dopo le suore lecchesi inviano, attraverso i giornali, questo messaggio: «Accarezzare Eluana, osservare il suo respiro e ascoltare il battito del suo cuore». Hanno sempre avallato le ricostruzioni più demenziali, mentre l´autopsia rivelerà che i «polmoni stavano diventando di pietra e osso» per una rara malattia e che le zone della percezione erano lesionate e quindi non aveva alcuna relazione possibile con il mondo esterno.
Quello che più conta, in queste 250 pagine, non sono tanto le precisazioni nei confronti di una politica che non vuol sentire le cose come stanno, ma è il ripercorrere «dall´interno» una vicenda umana e clinica senza precedenti. Con il ricordo un altro ragazzo sfortunato, Roby Margutti, del tutto sconosciuto ai più. Nel 1990, a ventun anni, per un incidente era diventato tetraplegico. Per diciott´anni aveva vissuto con uno «stimolatore diaframmatico»: una dozzina di scosse al minuto gli permettevano di respirare. Dopo altre complicazioni, Roby per un po´ resistette alla grande, rifiutò le cure che non curavano. Amato De Monte ne ricorda le parole della madre: «"Vola libero mio tesoro" diceva al figlio morto, mentre lo baciava e piangeva».
Torna perciò in mente l´ultima telefonata di Amato a papà Beppino: «E je lade Bepino, tu le as liberade», «se n´è andata Beppino, l´hai liberata». Mentre, «a tutti noi - si legge - rimaneva il bagaglio indimenticabile» del confronto con Eluana: un bagaglio che ancora non si chiude.

domenica 2 maggio 2010

Embrioni crioconservati. Verso un decreto ministeriale

Embrioni crioconservati. Verso un decreto ministeriale

Terra del 30 aprile 2010

Federico Tulli

In tempi di crisi come quelli in cui sono gli Stati a ritrovarsi col portafoglio a secco, una banca dalle casse vuote non fa notizia. Ma, pur avendo in comune con i normali istituti di credito il fatto di essere un luogo deputato a conservare oggetti dal valore inestimabile, quella allestita nel Padiglione Marangoni del Policlinico di Milano non è una banca come le altre. Istituita nel 2004 per volontà dell’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, la banca del Padiglione Marangoni è dotata di speciali cassette di sicurezza in cui dovrebbero essere crioconservati gli embrioni orfani prodotti in sovrannumero prima della legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita (appunto entrata in vigore nel 2004). Il condizionale è d’obbligo, poiché, nonostante uno stanziamento iniziale di 400mila euro, in quelle cassette, in questi sei anni, non un solo embrione "avanzato" dalle operazioni di fecondazione assistita è mai entrato. Stiamo parlando di 2527 embrioni che da allora sono crioconservati presso i centri di fecondazione italiani in attesa che qualcuno a livello istituzionale decida finalmente il loro destino. A cominciare dal loro trasferimento nei 6 contenitori di acciaio della superbanca creati appositamente per congelare in azoto liquido gli embrioni abbandonati a suo tempo (anche 20 anni fa) dai legittimi proprietari con dichiarazione scritta. Della questione se ne è occupato un gruppo di esperti appositamente nominato a giugno 2009 dal ministero del Welfare e guidato dal presidente dell’Unione giuristi cattolici Francesco D’Agostino, la Commissione di studio sugli embrioni crioconservati nei centri di Pma. A gennaio scorso, dopo 7 mesi di lavoro, la Commissione ha presentato al ministro Maurizio Sacconi la relazione conclusiva, ma la notizia ha iniziato a circolare solo in questi giorni e dell’intero documento non v’è alcuna traccia sul sito del Welfare.
Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave del testo, nel quale si mette subito in chiaro che «è necessario modificare le attuali disposizioni normative relative all’istituzione della banca degli embrioni cosiddetti "abbandonati"» e che «rimane il divieto di distruzione degli embrioni stessi». La Commissione auspica quindi «un investimento nella ricerca scientifica al fine di individuare criteri certi, attualmente non definiti, per stabilire la morte o la perdita di vitalità degli embrioni, ed evitarne quindi una possibile conservazione a tempi indefiniti». Il documento è attualmente allo studio del ministro Sacconi per la valutazione di eventuali provvedimenti. In base al testo, l’unico elemento di novità rispetto ai 6 anni appena trascorsi potrebbe essere la chiusura della superbanca di Milano, senza che questa abbia mai assolto il compito per cui fu creata.
Una misura che darebbe ragione a chi come l’associazione Luca Coscioni denunciava la volontà del ministro e della sua sottosegretaria Eugenia Roccella (che questa settimana si è vista rinnovare dal Sacconi la delega alla Bioetica) di creare la Commissione per «bloccare» ogni decisione in merito agli embrioni crioconservati. Il trasferimento a Milano comporterebbe infatti l’obbligo di una decisione definitiva sul loro destino e questa non può che prendere due vie: o utilizzarli per fini scientifici o impiegarli per tecniche eterologhe.
Quel che è certo, osserva Filomena Gallo, vice segretaria dell’associazione Coscioni, «è che per definire il destino degli embrioni c’è bisogno di un decreto ministeriale che dica di preciso cosa farne». Sin dal 2005 sia le associazioni di pazienti infertili sia l’associazione Coscioni propone un documento in cui si chiede che gli embrioni idonei per una gravidanza siano usati per la fecondazione l’eterologa, e che quelli non idonei siano destinati alla ricerca scientifica. «Invece abbiamo avuto per un anno una commissione che è arrivata a conclusioni che non portano da nessuna parte. E questo vuol dire spreco di tempo e denaro dei contribuenti».

mercoledì 14 aprile 2010

«La vita è un diritto, non un dovere» sostengono 120.000 persone

l’Unità 14.4.10
L’eutanasia è legale già dal 2002. Si potrebbe estenderla anche ai sani
«La vita è un diritto, non un dovere» sostengono 120.000 persone
Suicidio assistito non solo ai malati In Olanda si riapre il dibattito
di Laura Lucchini

Per presentare una proposta di legge che estendesse l’eutanasia anche agli ultrasettantenni non gravemente malati sarebbero servite 40.000 firme. Ne sono state raccolte con grande rapidità 120.000.

Tutti i cittadini olandesi over 70 che si sentono stanchi di vivere dovrebbero avere il diritto a un aiuto professionale a morire. Lo chiede un’iniziativa cittadina che ha già raccolto 120.000 firme, un numero sufficiente perché se ne discuta in parlamento. Alla proposta ha dato il suo appoggio un numero consistente di personalità olandesi, tra gli altri anche ex ministri, artisti, scrittori e intellettuali. Il governo che uscirà dalle elezioni di giugno potrebbe discutere la proposta in estate.
In Olanda l’eutanasia è legale gia dal 2002, ma riguarda solo i malati terminali; c’erano bisogno di 40.000 firme per sottoporre al Parlamento l’estensione della morte dolce anche a chi non è gravemente malato. Secondo la legislazione attuale infatti l’eutanasia si pratica solo in caso di «sofferenza insopportabile» o «casi irreversibili».
«SECONDO LA PROPRIA VOLONTÀ»
L’iniziativa, che conta con l’appoggio anche dell’ex ministra di Cultura Hedy D’Ancona, di 72 anni, si riunisce attorno allo slogan «vrijwillig levenseinde», che significa «secondo la propria volontà», ed è un movimento figlio dell’organizzazione Nvve (nvve.nl), nata in Olanda nel 1973 (allora intorno al motto «diritto di morte») e protagonista della battaglia per l’eutanasia. Il gruppo conta oggi con 107.000 membri, l’ufficio ha base a Amsterdam dove 20
persone lavorano con l’aiuto di 145 volontari sparsi in tutto il paese.
Tra i gli obiettivi principali del movimento, annunciati nella web, c’è «l’ampliamento dei confini legali entro cui è permesso il suicidio legalmente assistito». L’iniziativa parte da una considerazione concreta: ogni anno 400 anziani si tolgono la vita in modo violento in Olanda, e non si tratta di persone malate, perché per questi casi esiste l’eutanasia. Si tratta, secondo l’ organizzazione, semplicemente di persone «stanche di vivere».
Secondo la portavoce del movimento Marie-José Grotenhuis, olandese, 62 anni, i settantenni di oggi hanno vissuto dopo la guerra, «hanno condotto vite indipendenti e responsabili e considerano logico decidere riguardo alla propria morte». L’associazione sostiene che la società attuale non presti sufficiente attenzione all’idea della morte. «La vita è un diritto, non un dovere. E il suicidio assistito dovrebbe essere legalizzato, a partire dal 70esimo anno di età a persone sane che non vogliono più vivere», ha spiegato Grotenhuis.
Una delle principali critiche alla proposta è il rischio di possibili abusi sulla volontà dell’anziano. L’associazione ha presentato una formula preventiva per evitarli. Sarebbe necessaria la formazione di personale eterogeneo (psicologi, medici, infermieri così come guide spirituali o religiose) in grado di stabilire caso per caso se l’anziano che chiede di morire lo fa serenamente o è soggetto a pressioni. Allo stesso modo dovrebbero giudicare circostanze esterne come motivi economici o d’eredità. Queste persone dovrebbero sottoscrivere un certificato etico che li vincola a rispettare in particolare il carattere «non violento» del processo.
Arrivato il momento dovrebbero essere queste persone a somministrare l’iniezione totale. Se non si tratta di malati o anziani con problemi motori potrebbero procedere essi stessi autonomamente a iniettarsi la soluzione. Nessuno dei presenti o coinvolti nel processo potrebbe essere perseguito penalmente.
DIVISI I MEDICI
La Royal Dutch Medical Association è divisa riguardo all’eventualità di estendere l’eutanasia e ha creato una commissione per valutare la proposta. Sander Hoffman, portavoce di questa associazione ha detto che «probabilmente un medico ha anche un ruolo per esempio nel alleviare i dolori di chi sta soffrendo».
In ogni caso, è probabile che, una volta formato il nuovo Parlamento (la tornata elettorale si tiene il 9 giugno), siano necessari anni prima di arrivare a modificare la legge. La legalizzazione dell’eutanasia, approvata nel 2002, è stata preceduta da almeno vent’anni di discussioni che hanno portato all’inclusione di condizioni molto severe. Nel 2009, 2500 persone se ne sono servite.

domenica 11 aprile 2010

Fecondazione. La sentenza sull’eterologa

l’Unità 11.4.10
Fecondazione. La sentenza sull’eterologa
Per fortuna che l’Europa c’è
di Maria Antonietta Coscioni

Con una storica sentenza, la Corte Europea di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi sulla legislazione austriaca in materia di fecondazione assistita, ha dichiarato incompatibile con la Convenzione dei diritti dell’uomo il divieto assoluto di fecondazione eterologa in vitro.
In estrema sintesi, la Corte di Strasburgo riconosce che l’impossibilità totale di ricorrere alla fecondazione eterologa infrange il diritto alla vita familiare e il divieto di discriminazione. La nuova «santa alleanza» che unisce Vienna a Roma, benedetta dalle gerarchie vaticane, esce dunque, sconfitta.
La legge austriaca in materia è del tutto simile a quella che si è voluto imporre anche all’Italia da una maggioranza parlamentare sanfedista e oscurantista. La sentenza di Strasburgo non può non avere, dunque, effetti anche da noi.
La Corte europea riconosce che gli Stati, hanno sì un margine di discrezionalità in tale materia, ma nell’adozione della normativa interna sono tenuti a rispettare la Convenzione europea così come interpretata da Strasburgo. Nel caso specifico, i singoli Stati non hanno l’obbligo di adottare una legislazione che permetta la fecondazione assistita tuttavia, una volta che questa è consentita, devono essere vietati trattamenti discriminatori.
Questo ad esempio significa che le persone che si trovano in una stessa situazione di infertilità non possono essere trattate diversamente solo in ragione della diversa tecnica di fecondazione utilizzata. Il divieto della fecondazione eterologa non trova dunque giustifica se, nello stesso tempo, viene ammessa quella omologa.
L’Italia, che con la sua legislazione, le sue normative, oggi come in passato, sta esportando la sua «peste» in Europa, per una volta sarà costretta ad accogliere la ventata laica che viene dall’Europa. Mettiamo in conto azioni e atteggiamenti ostruzionistici dei vari Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, sempre proni e disponibili ai diktat d’Oltretevere.
Confido tuttavia che anche nello schieramento del centrodestra si sapranno levare e mobilitare voci laiche e rispettose dei diritti di tutti, e che si uniranno a quanti, come me e come i radicali, lottano per una maternità (davvero) libera, desiderata e responsabile.
Tutto questo, ovviamente, è un imprescindibile banco di prova per l’Italia. Per quanto tempo ancora vareremo leggi retrograde, che cozzano contro il buon senso e il senso comune, e che inevitabilmente (e giustamente) vengono bocciate dalla comunità europea?