mercoledì 14 ottobre 2009

Testamento biologico, tra dieci giorni la decisione in Giunta

Testamento biologico, tra dieci giorni la decisione in Giunta

Il Secolo XIX del 14 ottobre 2009, pag. 24

Daniela Altimani

Tra dieci giorni la giunta comunale deciderà sull’introduzione a Genova dei registro dei testamenti biologici. Finora lo hanno adottato i comuni di Roma, Vicenza, Pisa, Firenze, la Provincia di Cagliari e alcuni comuni minori. Marta Vincenzi avrebbe tutta l’intenzione di accelerare i tempi che renderanno possibile (non obbligatorio, ovviamente) per i genovesi depositare e far registrare gratuitamente in Comune le loro volontà anticipate sui trattamenti medici e sanitari. Lo hanno annunciato ieri Luca Dallorto, capogruppo dei Verdi a Palazzo Tursi, insieme a Mina Welby, compagna di Piergiorgio e membro della direzione dell’associazione Luca Coscioni, Patrizia De Fusco, coordinatore della Cellula Coscioni di Genova, Alessandro Rosasco, della giunta di Radicali italiani e Bruno Mellano, presidente nazionale di Radicali italiani in trasferta a Genova per sostenere la campagna sul testamento biologico e contro la legge sulla fine della vita, approvata dal Senato, definita da Mellano «più che orrenda». Dallorto ha depositato in Comune una proposta di delibera per il registro dei testamenti biologici che ricalca quella del municipio X di Roma. Il modello "romano" istituisce il registro telematico con i nomi delle persone che hanno consegnato disposizioni scritte sui trattamenti medici che intendono ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale. L’elenco viene periodicamente trasmesso al ministero del lavoro e della salute per l’aggiornamento delle tessere sanitarie, all’assessorato regionale alla sanità, alle Asl. «Fino ad oggi - ha chiarito Mina Welby - a Roma abbiamo registrato circa 400 testamenti biologici, ma abbiamo prenotazioni fino a fine novembre. Posso dire che il testamento biologico risponde a un’esigenza sentita, purtroppo sono poche le persone e le famiglie che non hanno avuto casi di gravi malattie e non si sono mai dovute porre il problema di come affrontare il tema della libertà di cura». Welby e la delegazione radicale, insieme a Dallorto, sono stati ricevuti dal sindaco Marta Vincenzi e dall’assessore ai servizi civici Paolo Veardo, «disponibili - ha sottolineato Alessandro Rosasco - a portare in giunta tra una decina di giorni una delibera sul registro dei testamenti biologici. Ci hanno consegnato una bozza riservata, sulla quale nei giro di pochi giorni faremo le nostre osservazioni». La bozza di Tursi consentirebbe la massima libertà d’espressione ai cittadini, senza costringere la forma dei testamento biologico in un modulo unico e standardizzato (come avviene a Roma), «affinchè chiunque - si limita a commentare Veardo - possa esprimersi come crede, magari per precisare che intende essere sottoposto a cure sanitarie fino alla fine». Il registro telematico sarà istituito presso l’Anagrafe con un ufficio dedicato. Lasciare in custodia al Comune le proprie volontà scritte non costerà nulla.

martedì 13 ottobre 2009

Biotestamento: il vuoto e la bagarre

l’Unità 4.10.09
Biotestamento: il vuoto e la bagarre
di Andrea Boraschi

La sentenza 8650/09 del Tar del Lazio, ancorché non produca giurisdizione, è stata capace di scontentare molti esponenti della maggioranza. Essa è stata emessa in riferimento al ricorso presentato da Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento difesa dei Cittadini, dopo l’indirizzo col quale, lo scorso di-cembre, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi diffidava le strutture del sistema sanitario pubblico dall’interrompere idratazione e nutrizione a pazienti in stato vegetativo permanente. Quell’atto, lo si ricorderà, era volto a tenere in vita Eluana Englaro contro la sua volontà e nella persistenza di un quadro clinico irrecuperabile.
Il Tar, pochi giorni addietro, si è detto non competente ad esprimersi sul ricorso; e, tuttavia, nelle motivazioni della sentenza ha formulato un parere che proietta molte ombre sul disegno di legge del centrodestra in materia di Testamento biologico, approvato dal Senato e che sta per tornare in discussione alla Camera. Vi si legge, infatti, che «i pazienti in Stato Vegetativo Permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti». La bagarre è facile a immaginarsi: il PdL si fa forza del difetto di giurisdizione ammesso dal Tar per confermare la validità dell’indirizzo voluto da Sacconi, fino a proporlo quale base di discussione in sede legislativa; altri ricordano, invece, come quel provvedimento sia severamente criticato dal Tar, che ne evidenzia infondatezza e ambiguità (si tratta di un atto meramente ricognitivo che, così si legge, finisce con l’essere «un atto prescrittivo ... che trasforma in obbligo di comportamento il contenuto di pareri e di proposte di disposizioni non ancora entrate nel quadro normativo»).
Il Tar riconosce una cosa semplicissima: che c’è un vuoto legislativo. E che la misura del Governo con cui si intendeva tenere in vita la Englaro non poggia, pertanto, su alcuna normativa; piuttosto essa viola il dettato costituzionale e molte convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro paese. Per alcuni – e ti pareva! si tratta di «uso politico dell’attività giurisdizionale». Per noi appare sempre più evidente come l’obbligo alla cura – nato come principio di tutela, ma che si fa crudele quando la cura diventa ostinazione e accanimento – possa risultare incompatibile con la liberalità del diritto e con i fondamenti di una società democratica.

Firenze, sì al biotestamento La Curia: un atto illegittimo

Corriere della Sera 6.10.09
Prevista un’autodichiarazione e l’indicazione di un fiduciario
Firenze, sì al biotestamento La Curia: un atto illegittimo
Via al registro, il Pd si divide. E il sindaco Renzi lascia l’aula
di Marco Gasperetti

FIRENZE — Il consiglio co­munale approva una delibera (presentata dal Pd, partito di maggioranza) che istituisce il registro dei testamenti biologi­ci ancor prima di una legge na­zionale e a Palazzo Vecchio scoppia la polemica. Tre consi­glieri del Pd votano contro e di fatto si schierano con l’opposi­zione di centrodestra e il sinda­co, Matteo Renzi, decide di non partecipare ai lavori del­l’assemblea e di non rilasciare dichiarazioni.
A rendere ancora più esplo­siva la vicenda arriva in serata una nota durissima dall’Arci­diocesi, dunque espressione di­retta dell’arcivescovo Giusep­pe Betori, nella quale non solo si boccia il provvedimento, ma si esprimono «rammarico e preoccupazione per la decisio­ne ».
È la seconda volta che la cu­ria fiorentina interviene su de­cisioni del consiglio comuna­le. Un analogo documento di dissenso fu presentato all’indo­mani della concessione della cittadinanza onoraria a Beppi­no Englaro, il papà di Eluana.
La delibera, presentata ieri dalla consigliera del Pd Clau­dia Livi, garantisce la possibili­tà di indicare in un apposito re­gistro indicazione del notaio, del fiduciario o del depositario dell’eventuale biotestamento (per certificare a quale cura de­ve essere sottoposto in caso di impossibilità a farlo personal­mente) per garantire la certez­za della data di presentazione e la fonte di provenienza.
Ieri a Palazzo Vecchio, nel Sa­lone dei Duecento, hanno vota­to 44 consiglieri: 26 a favore, 18 contrari. Tra i favorevoli i consiglieri della maggioranza, con tre defezioni importanti: il vicepresidente dell’assemblea Salvatore Scino, Massimo Frati­ni e Antonio De Crescenzo tut­ti del Pd. Compatta nel votare no l’opposizione che prima del dibattito aveva chiesto di rin­viare il voto per aspettare i ri­sultati della legge nazionale sul testamento biologico che andrà in Parlamento a novem­bre.
Poi, in serata, la nota di dis­senso totale della curia arcive­scovile. Che giudica la deli­bera approvata in consi­glio un «atto ideologico, illegittimo e privo di effi­cacia giuridica, essendo la materia nell’esclusiva competenza del legisla­tore nazionale». E poi «deplora l’indebita e ten­denziosa confusione ter­minologica tra dichiarazio­ni anticipate di trattamento e testamento biologico, l’in­fondatezza di ritenere alimen­tazione ed idratazione artificia­li atti di natura terapeutica, l’evidente cancellazione di fat­to del ruolo del medico che emerge dalla delibera».
Nello stesso documento l’Ar­cidiocesi stigmatizza il compor­tamento di alcuni politici che si definiscono cattolici che non hanno percepito «come in un caso come questo ricorres­sero quelle condizioni di coe­renza con i valori fondamenta­li della visione antropologica il­luminata dal Vangelo che ri­chiedono ossequio all’insegna­mento del Magistero». Dun­que l’Arcidiocesi boccia senza appello il provvedimento di Pa­lazzo Vecchio. «Ancora un vol­ta — si legge nella nota — Fi­renze si trova ad essere ridotta a strumento di fughe ideologi­che tese a condizionare il legi­slatore nazionale, senza alcun reale vantaggio per la città, of­frendo nuovi pretesti di divi­sione, non rispettando la sensi­bilità di non pochi dei suoi cit­tadini ». Qualche imbarazzo tra i cat­tolici del Pd. Ma anche rispo­ste alla curia decise e convinte. Come quella della consigliera Caterina Bitti: «Ho votato a fa­vore di un atto amministrati­vo, non un documento con im­posizioni morali. E l’ho fatto in totale coscienza per garantire quei cittadini che vogliono re­digere il testamento biologi­co ».

Proposta: biotestamenti nelle cartelle cliniche

Corriere Fiorentino 8.10.09
Dopo il voto in Comune. La testimonianza della direttrice di neurorianimazione, Innocenti
Proposta: biotestamenti nelle cartelle cliniche
La commissione etica alla Regione: faciliterebbe il rapporto tra medico e paziente
di Alessio Gaggioli

3.000. I testamenti biologici firmati davanti a un notaio, a Firenze, dall’inizio della campagna di «Liberi di decidere». Sabato tornano i banchini in piazza
50. I Comuni italiani che hanno almeno avviato il percorso verso il riconoscimento del testamento biologico, secondo l’associazione Luca Coscioni

Il testamento biologico nelle cartel­le cliniche. È la proposta che la com­missione regionale di bioetica formu­lerà all’assessorato alla salute della Re­gione. Della cosa se n’è discusso an­che nei giorni scorsi, in una delle tan­te sedute della commissione, «ma ne parliamo da tempo», spiega la vicepre­sidente Maria Gabriella Orsi: «Si stan­no facendo le cartelle informatizzate, ma secondo noi al loro interno manca­no tre dati fondamentali. Il numero del medico curante del paziente, il no­me e il cellulare della persona di riferi­mento o di fiducia a cui è stato delega­to l’onere di confrontarsi con il medi­co e per ultimo le dichiarazioni del pa­ziente, le sue volontà; da quelle più semplici, che so, essere un donatore di organi o un testimone di Geova, ai temi più complessi come il fine vita o il testamento biologico».
Inserire queste «notizie» nelle car­telle cliniche, secondo la Orsi (che fa anche parte del gruppo di Pontignano l’associazione nata nel 2002, patroci­nata dalla Regione, che da 7 anni si oc­cupa di bioetica e fine vita) dovrebbe facilitare il rapporto medico-paziente: «La cartella — dice — è lo strumento più importante. Chiunque deve poter esprimere le proprie volontà e con le dichiarazioni del paziente scritte e fo­tocopiate il medico non potrà più dire 'io non sapevo'». Di testamento biolo­gico, di tutte le questioni legate al te­ma del fine vita, parla anche la dotto­ressa Paola Innocenti, direttrice del­l’unità di neurorianimazione di Careg­gi. Un reparto dove medici, infermie­ri, pazienti e famiglie hanno tutti i giorni a che fare con il dolore, l’ango­scia e l’incubo di una vita senza spe­ranza: «Le volontà in merito ai tratta­menti espresse in forma scritta dai pa­zienti sarebbero per noi una cosa mol­to utile: ci aiuterebbe nel nostro lavo­ro indipendentemente da qualunque legge. Ci aiuterebbe — spiega la dotto­ressa — perché consentirebbe di capi­re la reale volontà del paziente. Per­ché dove il testamento biologico è ri­conosciuto (nella maggior parte dei Paesi) non risolve tutti i problemi, ma aiuta il medico ad affrontarne alcuni in modo più consapevole e rispetto­so ».
Nel reparto diretto da Paola Inno­centi, la prima cosa da fare è garantire la sopravvivenza e dare una prognosi ai pazienti che spesso hanno subito un grave danno cerebrale ed arrivano già in coma. «E in quel caso, superata la fase dell’emergenza, ci preoccupia­mo di indagare con la famiglia e le per­sone a lui più vicine se siano state re­datte direttive anticipate rispetto ai trattamenti. Lo facciamo per capire nei limiti del possibile come avrebbe risposto quel paziente a trattamenti molto invasivi nel caso questi non avessero possibilità di successo». E quando è chiaro che l’esito sarà infau­sto «e che i nostri trattamenti potreb­bero essere futili allora ci confrontia­mo con la famiglia. Non sa quante vol­te ci troviamo di fronte ai parenti che ci dicono 'mio fratello o mia sorella non avrebbe mai accettato di essere tracheotomizzato'. E in questi casi cer­chiamo di attenerci alla volontà del fa­miliare ». Ma come si lavora in un qua­dro normativo così complesso? «Ci muoviamo con grande difficoltà, la legge attuale è poco chiara. Al momen­to, il consenso o meno ai trattamenti è valido solo per i pazienti in grado di decidere. Quando sono incoscienti se non interveniamo corriamo il rischio di finire sotto inchiesta penale. Faccio l’esempio di Piergiorgio Welby: da co­sciente chiese di non essere tracheoto­mizzato, anche se questo non lo avreb­be fatto vivere. Ma quando perse co­scienza il suo desiderio non fu asse­condato ». Nel reparto della Innocenti si è verificata una situazione simile: «Un paziente ci disse: 'Se smetto di re­spirare non mi intubate'. Abbiamo cercato di convincerlo che l’intubazio­ne lo avrebbe fatto sopravvivere, ma spiegato che non potevamo garantir­gli miglioramenti. E lui ha detto no; noi, rispettando la sua volontà, non lo abbiamo fatto». Il paziente ha scelto, e poi è deceduto «naturalmente», con­clude la dottoressa. «Il momento delle scelte difficili da noi c’è sempre. Per questo è fondamentale il rapporto con la famiglia perché per interrompe­re trattamenti che possono essere futi­li (e che ci impone di fermare il nostro codice deontologico) dobbiamo avere una grande condivisone con le perso­ne di fiducia del paziente. Per questo abbiamo eliminato gli orari di visita, qui i familiari vengono sempre. È un doppio scambio. Noi diamo informa­zioni a loro e loro a noi sulla persona ricoverata che riacquista la dimensio­ne di una persona malata e non di un corpo malato».

lunedì 12 ottobre 2009

Vani gli strali lanciati dalla Diocesi: PalazzoVecchio va avanti

l’Unità 8.10.09
Niente congelamento dell’atto, dopo le proteste di alcuni consiglieri
Vani gli strali lanciati dalla Diocesi: PalazzoVecchio va avanti
Biotestamento, entro un mese sarà pronto il registro
di Tommaso Galgani

Claudia Livi
«Non ci sarà nessun conflitto fra giunta e consiglio comunale. Il consiglio comunale è sovrano»: è l’impegno del vicesindaco Nardella. Contro l’ipotesi «congelamento» dell’atto si era alzato un fuoco di fila da sinistra.

Registro comunale per il testamento biologico, al massimo tra un mese a Firenze sarà possibile iscriversi. L’ipotesi di «congelarne» l’istituzione, approvata dal consiglio comunale di lunedì, e aspettare prima la legge in materia che sta per varare il parlamento, è stata fugata da Palazzo Vecchio. Conseguentemente, visto che la giunta ha un mese di tempo per recepire l’indirizzo del consiglio comunale, tra trenta giorni per ogni fiorentino sarà possibile, se lo vuole, depositare in Comune il proprio biotestamento. Palazzo Vecchio, dunque, va avanti nonostante i «non possumus» della Diocesi.
NIENTE «CONGELAMENTI»
Il vicesindaco Dario Nardella aveva spiegato, a caldo, dopo il pronunciamento del consiglio comunale sul fine vita: «Prendiamo atto. Il consiglio è sovrano su funzioni di questa natura, anche se l’attuazione di uno strumento amministrativo del genere sarebbe più praticabile in un quadro legislativo già definito, soprattutto in un settore così complesso e delicato e attualmente privo, appunto, di una disciplina normativa statale». Ma contro l’idea di congelare tutto e aspettare il parlamento si era alzato un vero e proprio fuoco di fila. «Smentire con chiarezza e con urgenza le voci secondo le quali la giunta si accingerebbe a congelare l’attuazione della delibera sul testamento biologico approvata dal consiglio», ha detto il presidente della commissione affari istituzionali di Palazzo Vecchio Valdo Spini, aggiungendo: «Non voglio credere a queste voci, che creerebbero un conflitto istituzionale giunta-consiglio comunale molto grave e preoccupante». Sempre Spini, insieme a Tommaso Grassi (consigliere comunale proprio della lista Spini), lunedì aveva chiesto alla giunta di «provvedere tempestivamente a mettere in atto tutti i provvedimenti necessari per attivare il registro dei testamenti biologici, al massimo in una settimana». I due rincaravano la dose: «Il Comune deve fare pressioni politiche perché la legge in discussione in Parlamento sia modificata, tramutando una legge che fa valere “l’etica di Stato”, alla quale tutti devono adeguarsi, in una legge che possa accogliere l’espressione, a precise condizioni, di scelte diverse personali ed inviolabili». Se anche Eros Cruccolini (la Sinistra) evoca «l’esigenza di evitare scontri tra consiglio comunale e giunta», pur avendo fiducia che «non ci saranno», è intervenuto sul tema anche Mauro Romanelli, segretario regionale dei Verdi: «Non vorremmo che, come per i funerali laici, la vittoria politica in consiglio comunale rimanesse lettera morta. La giunta applichi subito i voleri del consiglio e istituisca il registro». Poi, è arrivato Nardella a fugare le perplessità. Annunciando un pronto impegno dell’amministrazione: «Non esiste alcun conflitto fra giunta e consiglio comunale, così come non esiste alcun intento di “congelare” la delibera che istituisce il registro dei testamenti biologici. Come ho già detto e ribadisco, il consiglio comunale è sovrano».
IN 4MILA “LIBERI DI DECIDERE”
Intanto, l’associazione “Liberi di decidere”, che da mesi mette a disposizione di chi vuole un notaio che redige i testamenti biologici e che ha salutato con soddisfazione l’atto votato dal consiglio comunale, da sabato riaprirà i propri gazebo nelle strade cittadine per offrire questa opportunità. A Firenze già in 4mila con “Liberi di decidere” hanno autenticato il proprio biotestamento. Molti di questi finiranno di sicuro nel registro comunale.

venerdì 18 settembre 2009

Il Tar: non si può imporre l’alimentazione artificiale

l’Unità 18.9.09
Il Tribunale accoglie il ricorso del Movimento difesa cittadini. Influirà sul Testamento biologico
Sconfessati l’ordinanza Sacconi e il testo del Senato. Il ministro: subito la «leggina Eluana»
Il Tar: non si può imporre l’alimentazione artificiale
di N.L.

Il Tar del Lazio: alimentazione e idratazione forzata non si possono imporre a nessuno. Una sentenza che «chiarisce ambiguità» per Marino, Pd. Sacconi vuole subito la «leggina» che impone i trattamenti.
Ignazio Marino: «La sentenza chiarisce: non si possono discriminare i pazienti»

L’alimentazione e l’idratazione forzata non possono essere imposte. A nessuno, né in stato cosciente, né incosciente, e anche se si trova in stato vegetativo un cittadino può esprimere, ex post, la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili. Volontà che possono essere ricostruite, per non discriminare tra pazienti che possono esprimere il loro consenso. Il Tar si rifà al «diritto di rango costituzionale della libertà personale», inviolabile secondo l’art. 13 della Costituzione.
A sette mesi dal caso Eluana, il Tar del Lazio di fatto boccia il cuore della legge sul testamento biologico passata al Senato, ora in commissione alla Camera. Il tribunale regionale ha accolto il ricorso del «Movimento di difesa dei cittadini» contro l’ordinanza del ministro Sacconi emanata l’anno scorso, che imponeva alimentazione e idratazione forzata. Principi contenuti nel testo Calabrò: sono trattamenti che il malato in stato vegetativo non può rifiutare neppure con una dichiarazione anticipata di trattamento.
Ignazio Marino del Pd, afferma invece che la sentenza «chiarisce molte ambiguità» che si sono create sul caso Englaro, perché afferma che non si possono imporre l'alimentazione e l'idratazione artificiale ad un paziente, nemmeno se si trovi in stato vegetativo permanente». L’imposizione, secondo il chirurgo, causerebbe «delle discriminazioni tra due pazienti, tra due cittadini italiani, che devono avere gli stessi identici diritti rispetto alla scelta delle terapie, come prevede del resto la nostra Costituzione».
Il ministro del Welfare Sacconi riparte all’attacco e tuona che «è ancora più urgente la “norma Englaro”». Sarebbe la «leggina» che impone come «inalienabile diritto» alimentazione e idratazione forzata. Il ministro fa un pressing sulla soluzione lampo rilanciata ieri da Eugenia Roccella, «nel caso alla Camera si allungassero i tempi». La «leggina», varata dal consiglio dei ministri a febbraio (per bloccare la scelta del padre di Eluana), è «ferma al Senato», spiega Roccella.
RISPETTO DELLA COSTITUZIONE
Una sentenza «molto importante», commenta Vittoria Franco del Pd: «Conferma quanto sostenuto dalla sentenza della Corte di Cassazione a proposito del caso Englaro: stabiliva che la libertà della persona rispetto alle terapie è una libertà assoluta». «Il ministro getta benzina sul fuoco», per Livia Turco, Pd, «la norma che vorrebbe è un' imposizione che impedirebbe il più elementare sentimento di pietas e di rispetto della persona umana». La notizia è accolta con soddisfazione dai radicali, apprezzata anche dall Fp Cgil Medici.
La sentenza del Tar si inserisce nella discussione sulla legge del biotestamento, che Marino spera sia cambiata in modo «equilibrato». Come la vorrebbe il presidente della Camera, Fini. Ieri a Montecitorio ha avuto un colloquio con Savino Pezzotta, dell’ Udc: «Abbiamo parlato di laicità e della riflessione che oggi impone la multireligiosità», ha raccontato l’ex segretario della Cisl. Il fronte teocon del Pdl fa muro, Maurizio Gasparri bolla sprezzate come «fantasie amministrative» la sentenza del Tar.

giovedì 17 settembre 2009

Se la medicina si trasforma in polemica

l’Unità 16.9.09
Se la medicina si trasforma in polemica
L’Avvenire e la diagnosi di Eluana
di Carlo Alberto Defanti, neurologo

Essendo stato per tredici anni il neurologo di Eluana, mi sento in dovere di formulare qualche considerazione su quanto affermato dal mio collega Gianluigi Gigli sugli aspetti scientifici dello stato vegetativo persistente (Avvenire, 10 settembre). Citando articoli recenti e un’intervista di Steven Laureys, neurologo di Liegi, in occasione del Congresso della European Neurological Society tenutosi a Milano a giugno, Gigli non fa che ricordare un dato noto, ossia l’elevata percentuale di errori commessi nel diagnosticare la mancanza di coscienza in questi pazienti. Come neurologi siamo sollecitati ad una maggiore attenzione sia nel porre questa diagnosi sia a ricorrere a scale di valutazione standardizzate oggi non ancora diffuse. Su questo punto non si può che concordare. Meno scontata, invece, è la tesi dell’importanza delle indagini strumentali (Pet, Risonanza Magnetica Funzionale, ecc.) per avvalorare la diagnosi. È vero che negli ultimi anni vi sono stati progressi nello studio strumentale, ma il significato delle nuove acquisizioni è ancora incerto e le indagini citate non sono fra le linee guida per la diagnosi di stato vegetativo.
Il vero obiettivo di Gigli è polemico: sostenere che senza le misurazioni strumentali le diagnosi basate sulle proprie convinzioni cliniche possono essere fuorviate, «specie se influenzate dall’ideologia o da influenze esterne». Così sostiene che «purtroppo di quanto accaduto nel mondo scientifico negli ultimi quindici anni non c’è traccia nel decreto della Corte di appello di Milano con cui si è autorizzata la sospensione dell’idratazione e della nutrizione in Eluana».
Quest’ultimo ragionamento è sbagliato: una cosa è sottolineare il dovere alla prudenza nel diagnosticare lo stato vegetativo – punto su cui non posso che concordare –, altro è voler riferire l’invito alla cautela al caso di Eluana, che in 17 anni di decorso non ha mai manifestato alcun segno di coscienza. Trovo offensivo il sospetto avanzato da Gigli che sulla diagnosi di Eluana, che altri prima di me avevano posto ma di cui porto la responsabilità, possano aver interferito «ideologia o influenze esterne», in altre parole la volontà da fare di lei l’agnello sacrificale di una battaglia bioetica “laicista”. Il fatto che io sia stato sia l’esperto che fa la diagnosi sia il sostenitore della battaglia del padre per far rispettare la volontà della figlia può apparire una contraddizione agli occhi di coloro che vedono nella difesa della vita sempre e comunque il dovere assoluto del medico. Io penso invece che essere a fianco del malato significhi non solo difenderne la vita, ciò che credo di aver fatto durante tutta la mia carriera, ma anche porsi al suo servizio quando, in condizioni terminali o di estrema menomazione, manifesti la volontà di rinunciare ai trattamenti di sostegno vitale.