giovedì 17 settembre 2009

Le cure palliative diventano un diritto

Corriere della Sera 17.9.09
Passa all’unanimità alla Camera la legge che garantisce anche la terapia del dolore
Le cure palliative diventano un diritto
di Margherita De Bac



Le cure palliative diventano un diritto per tutti i cittadini, dal Pie­monte alla Sicilia. Dovranno esse­re assicurate con criteri uniformi, sostenute da un finanziamento proprio: 150 milioni presi in parte dal Fondo sanitario nazionale (100), il resto dall’ultimo decreto anticrisi. Semplificate in modo permanente le procedure per i far­maci antidolorifici. Sono alcuni dei passaggi salienti della legge ap­provata ieri dalla Camera.
Sanità La Camera approva il testo in due sedute. Il piano sarà finanziato con 150 milioni di euro

ROMA — Le cure palliative escono dall’ombra e diventano diritto di tutti i cittadini, dal Pie­monte alla Sicilia. Dovranno es­sere assicurate in ogni Regione, con criteri uniformi, sostenute da un finanziamento proprio. In tutto 150 milioni presi in par­te dal Fondo sanitario naziona­le (100), il resto dall’ultimo de­creto anti crisi. Semplificate in modo permanente le procedu­re per i farmaci antidolorifici.
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l 'articolo completo su corriere.it

lunedì 7 settembre 2009

Biotestamento e medici Martini riapre il confronto

Corriere della Sera 7.9.09
Biotestamento e medici Martini riapre il confronto
Patti: volontà del paziente decisiva. D’Agostino: troppi rischi
di Gianna Fregonara

ROMA — «Forse è tempo di fermarsi un po’ a pensare, prima di riprendere la discussione sul testamento biologico». Il cardinal Martini che fa la recensione del­l’ultimo saggio di Ignazio Marino, deputa­to pd e autore di una delle proposte di leg­ge sul fine vita più indigeste per la Chiesa, ha un primo effetto collaterale non irrile­vante: mette d’accordo in pochi minuti due punti di vista molto lontani, quello del teodem Enzo Carra (Pd) e dell’ideolo­go del pensiero laico di Gianfranco Fini, Alessandro Campi. Non solo, permette an­che ad un radicale come Marco Cappato di intravvedere «nei dubbi di Martini, un’impostazione liberale che indica come non vi possa essere una soluzione unica per ogni situazione».
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l'articolo completo sul sito del "corriere della sera"

venerdì 4 settembre 2009

Marco Bellocchio "Girerò una storia su Eluana Englaro"

La Repubblica 22.8.09
Marco Bellocchio "Girerò una storia su Eluana Englaro"
"Un film per parlare di amore per la vita"
intervista di Paolo D'Agostini

Il regista parla del suo nuovo progetto cinematografico sul caso Englaro Intanto parte per presentare al pubblico internazionale il suo "Vincere"
Ho elaborato l´idea partendo dal caso di Eluana, ma i miei saranno personaggi d´invenzione
A questa costrizione a far vivere chi è già morto, oppongo un´altra costrizione a far vivere chi può e deve vivere
Visti i tempi, il declino generale del cinema, quello della politica direi che l´esito è stato buono
"Vincere" sarà distribuito all´estero dalla stessa società di "Gomorra"

ROMA. In partenza per un tour americano che sarà anche l´inizio della campagna di promozione del suo Vincere in vista dei prossimi Oscar, Marco Bellocchio (70 anni il 9 novembre) dà la notizia. Il prossimo film nascerà dalle riflessioni e dalle emozioni provocate in lui dal caso Englaro.
Così annuncia il progetto. «Tre elementi. Il primo è la fiaba della Bella addormentata. Il secondo: la tragedia della ragazza Eluana e del personaggio eroico del padre che vuole rispettare la volontà della figlia - viva ma solo vegetalmente - rispettando la legge, pretendendo l´applicazione della legge. Senza cercare scorciatoie. Il terzo, tema opposto e mia profondissima convinzione: quando invece ci sono condizioni per riportare alla vita qualcuno che vuole morire per forza - e penso alle anoressiche o ai depressi che vogliono uccidersi, che vogliono morire - lì non solo lo psichiatra ma anche chi è loro vicino, familiari o genitori, deve costringerli a vivere. Da una parte il rispettare la volontà della povera ragazza e quindi permetterle di morire. Dall´altra invece il caso di qualcuno che lotta fisicamente per impedire di morire, per costringere a vivere una persona che vuole morire ma che ha tutte le possibilità per poter vivere, per rinascere. Questa doppia storia mi interessa raccontare. Non so se riuscirò, è un tema secondo me molto positivo ma certo non molto divertente».
Un film nel quale dovrebbero convivere due storie.
«Esatto. Anche se non nascondo che ho iniziato a elaborare quest´idea a partire da Eluana, naturalmente i miei saranno personaggi d´invenzione. In un certo senso sono due aspetti della stessa lotta per la vita. Quella di un padre-eroe. E quella di chi lotta e impedisce di morire, costringe a vivere chi - penso anche ai giovani perduti nella droga degli anni passati - ha tutte le potenzialità per vivere una vita straordinariamente ricca. Nella stessa Italia, contemporaneamente forse in due città diverse, immagino queste due lotte. Una nei confronti dello Stato e dell´ipocrisia di chi per paura di perdere l´appoggio della Chiesa cattolica, pur non condividendone i principi, si è inchinato per conformismo e pavidità. A questa costrizione a far vivere chi è già morto, oppongo un´altra costrizione a far vivere chi può e deve vivere».
Può essere la metafora di qualcosa di più ampio? Un discorso sull´occuparsi degli altri, del prossimo, delle vite che ti circondano? Sull´esporsi, scegliere, impegnarsi. Sullo scambio fra discrezione e indifferenza?
«Penso a quella che è stata la fragilità di tutta la cultura di sinistra. Un certo tipo di "discrezione", sì. Adesso ha buon gioco la Lega che in nome di principi assurdi e disumani fa valere la voce del "no". Un certo tipo di durezza, o forse sicurezza, è qualcosa di cui la sinistra o quello che ne rimane dovrebbe appropriarsi. Vincere la paura di dire "no"».
Dunque, intanto, l´America. La vita internazionale che si dischiude a Vincere con le vendite e le uscite su altri mercati. A partire da Australia e Francia. In Nordamerica, dove il film sarà distribuito dalla stessa società che ha distribuito Gomorra, Vincere è stato invitato tra gli altri dai festival di Telluride, Toronto e New York da dove partirà il viaggio verso la conquista della candidatura all´Oscar di marzo. «Ho sempre saputo e detto che la celebrità della figura di Mussolini nel mondo ha il suo peso. Ma l´interesse un po´ speciale che effettivamente il film ha riscosso forse non dipende soltanto da questo. Ma anche dal come io ho visto e raccontato Mussolini, dallo stile del film. Il contrasto fascismo-antifascismo si è indubbiamente un po´ sbiadito. Nessun esponente politico o istituzionale di rilievo di matrice fascista, per esempio, in Italia è intervenuto. Quando ho presentato il film al cinema Eden di Roma mi ha fermato la nipote di Starace per dirmi che lo aveva apprezzato. Ma insomma non è un film che ha cercato la provocazione o lo scandalo, e non ho neanche sollecitato il confronto tra il Duce e Berlusconi, non ho soffiato sul fuoco. In realtà il film ha raccolto soprattutto un´attenzione di tipo estetico. Non di tipo ideologico. O di facile implicazione tra passato e presente. Semmai le implicazioni sono da cogliere in modo indiretto. Quando l´ho mostrato a Eugenio Scalfari mi ha colpito il suo commento. Ha detto che secondo lui oggi in Italia c´è la stessa "puzza" di allora. La puzza di una situazione nella quale ognuno pensa a sé: allora le mille lire al mese oggi le gratificazioni del Grande Fratello».
Il film è stato sottovalutato, incompreso?
«Prendere un premio a Cannes avrebbe favorito forse esiti migliori, ma onestamente - visti i tempi non favorevoli, la stagione già quasi estiva, il declino generale del cinema, quello della politica - direi che l´esito è stato buono».

Sul biotestamento si può inceppare il congresso del Pd

il Riformista 4.9.09
Sul biotestamento si può inceppare il congresso del Pd
di Alessandro Calvi

DOPO IL CASO BOFFO. Se il Pdl imprimesse un'accelerazione sul fine-vita alla Camera, potrebbero esplodere le contraddizioni interne alle mozioni. Il detonatore è nelle mani del premier.

Le posizioni sono sempre le stesse di sempre. Nessuno sembra aver cambiato idea. Anche perché, per la verità, da mesi nel Partito democratico di testamento biologico quasi non si parla più. Tema cancellato, sacrificato come altri, del resto, sull'altare delle primarie. E però proprio la corsa alla segreteria e la nascita delle tre mozioni ha rimescolato le carte in tavola, portando gli avversari di un tempo a sedere l'uno accanto all'altro, creando una mistura tendenzialmente instabile, tanto che potrebbe finire per deflagrare in tutta la sua potenza anche sul congresso democrat.
Il Pd, infatti, potrebbe avere ben nascosto in casa propria un candelotto di dinamite pronto ad esplodere. Il detonatore, però, è altrove, è nelle mani del Cavaliere il quale, per le note vicissitudini tra le due sponde del Tevere, potrebbe avere tutto l'interesse ad accenderlo quanto prima.
Sostiene Ignazio Marino che, in questi giorni nei quali sta girando l'Italia, è la chiarezza che la gente chiede al Pd. E aggiunge: «Noi sui diritti civili, come su tutto il resto, siamo stai chiari. Abbiamo costruito la nostra mozione su una comunione di idee, le altre due mozioni hanno costruito una comunione di correnti che però, avendo idee diverse, quella comunione non possono realizzarla». D'altra parte, il primo a lanciare l'allarme era stato proprio Marino. In una recente intervista al Riformista aveva spiegato che «chi guida il partito è in una situazione in cui è impossibile dire dei sì e dei no chiari e dare una identità al partito». «Eppure - aveva aggiunto - i cittadini hanno diritto di sapere cosa propone il Pd». Se per i cittadini questo è un diritto, però, per il partito sembra più che altro un rischio. Soprattutto nel caso in cui i temi della bioetica, sui quali il partito si è sempre diviso, dovessero tornare prepotentemente di attualità e, dalle dichiarazioni rilasciate dagli esponenti delle varie mozioni ai giornali, legittimamente influenzate dalla corsa alla segreteria, si dovesse tornare improvvisamente a esprimere una posizione di partito.
Cosa farebbero, allora, Enrico Letta e Gianni Cuperlo, oggi entrambi sostenitori di Bersani ma su fronti opposti quanto alla bioetica? E lo stesso vale per il fronte opposto. Non sarebbe facile far andare d'accordo due persone così diverse come Debora Serracchiani e Dorina Bianchi, tanto per fare due nomi. Difficile dimenticare l'esordio sulla ribalta nazionale della prima, con quel suo discorso all'assemblea dei circoli a Roma, quando, davanti a Franceschini al quale non riusciva a dare del tu, strappava applausi menando fendenti a destra e a manca fino all'affondo sul testamento biologico. «Trovo che sia un errore assoluto - disse - quello di aver indicato come capogruppo alla commissione sanità del senato chi non è portatore della posizione prevalente». Si riferiva, per l'appunto, proprio a Dorina Bianchi, oggi sua collega di mozione.
Nel Pd, però, le preoccupazioni per ora sembrano essere rivolte a ben altro. E non si fa fatica a crederlo, considerando che il traguardo della nuova segreteria si avvicina sempre più velocemente. Così, Giorgio Tonini, braccio destro del Veltroni segretario e oggi nella trincea di Dario Franceschini, non respinge l'osservazione e, anzi, la accoglie e rilancia la palla a destra. «Il problema vero - dice - non è quello degli schieramenti o delle convenienze tattiche ma di dare al paese la miglior legge possibile. E se ci fosse questa possibilità, io affronterei molto volentieri anche qualche tribolazione al nostro interno». Ma, dice ancora Tonini, «se il Pdl deciderà di accelerare, questo non potrebbe che significare una blindatura sul testo del Senato. E, allora, con un paradosso, potrei dire che questo sarebbe lo scenario meno preoccupante per noi».«Se fossi nella maggioranza - dice ancora, passando di paradosso in paradosso - questa sfida io la lancerei. Se invece decideranno di chiudersi a riccio faranno un pessimo servizio al Paese, non a noi».
Anche Gianni Cuperlo, fronte Bersani, è convinto del fatto che «fino a quando il Pdl è compatto su quella legge sta facendo un danno al paese». E anche Cuperlo prova a tenere distinti i piani, quello parlamentare e quello congressuale anche se, spiega, «la cosa principale è concentrarci sul merito della legge. E il merito continua ad essere irricevibile». Dunque, nessuna preoccupazione per eventuali voti in uscita dal Pd alla Camera che Rocco Bottiglione, ieri sul Riformista, valutava tra i 10 e i 20. E nessuna preoccupazione per eventuali contraddizioni che il percorso parlamentare potrebbe innescare su quello congressuale. «Faremo tutto ciò che possiamo - dice ancora Cuperlo - per modificare gli aspetti più gravi del testo uscito dal Senato, ovvero la sottrazione del corpo alla personalità del malato in nome di una visione etica e di parte che non è conciliabile con la nostra Costituzione».

venerdì 28 agosto 2009

Testamento biologico, resa dei conti contro Fini il laico

l’Unità 28.8.09
Testamento biologico, resa dei conti contro Fini il laico

L’attacco di Gasparri e Quagliarello a Fini apre ufficialmente le ostilità sul testamento biologico nella maggioranza. È una iniziativa che i finiani leggono come figlia della pressione delle gerarchie cattoliche sul governo dopo quel che Fini ha detto a Genova alla festa del Pd. Certo, Gasparri e Fini avevano sulla questione un conto aperto da quando, dopo la morte di Eluana Englaro, avendo il capogruppo del Pdl dichiarato che aveva pesato nella vicenda la firma non messa da Napolitano in calce al decreto varato dal consiglio dei ministri, Fini lo redarguì dicendo che avrebbe dovuto tacere per rispetto nei confronti della massima autorità della Repubblica. Ma la difesa del lavoro fatto a Palazzo Madama suona soprattutto come un avviso preventivo a chi nella maggioranza mostra dubbi sul ddl: il testo che prevede l’obbligo di idratazione e alimentazione non è figlio di nessuno, è stato anzi per ben due volte approvato dal consiglio dei ministri, prima come decreto e poi come disegno di legge e la linea di governo e maggioranza è quella. Per questo i capigruppo di centro destra daranno indicazione di voto favorevole, pur lasciando la possibilità di votare in dissenso, come già accaduto in Senato. Ma il testo non cambia, soprattutto sull’obbligo di alimentazione e idratazione. Lo ha chiarito il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto ieri, dichiarando che questa non può essere definita un norma clericale e che, per i laici come lui, non c’è una superiore autorità che sancisce quale sia l’ortodossia: allusione che i più hanno letto come rivolta proprio a Fini. L’unica mediazione possibile, se così si può definire, è quella alla quale sta lavorando il ministro Sacconi: appprovare subito il divieto di rinuncia al sondino nasogastrico, impedendo che possano ripetersi in futuro casi come quello di Eluana Englaro, e rimandare la discussione sul resto. Nella maggioranza addirittura qualcuno si dice pronto a scommettere su una dichiarazione in tal senso dello stesso Berlusconi in occasione della sua partecipazione, con il cardinal Bertone, alle celebrazioni della perdonanza celestiniana a L’Aquila, dove attraversando la Porta Santa «sinceramente pentiti e confessati», come recita la Bolla di Papa Celestino V del 1294, si ottiene l’indulgenza plenaria per i propri peccati.

mercoledì 26 agosto 2009

Lo «strappo» di Gianfranco sul testamento biologico

l’Unità 26.8.09
Lo «strappo» di Gianfranco sul testamento biologico

Agli esponenti politici a lui più vicini Gianfranco Fini avrebbe annunciato l’intenzione di compiere un gesto clamoroso: votare contro la legge sul testamento biologico se il testo dovesse rimanere quello licenziato dal Senato. «Ci sto pensando», avrebbe detto il presidente della Camera.
Un gesto che, d’altra parte, sarebbe coerente con quanto Fini disse dopo la sentenza con cui la Consulta bocciò il testo sulla fecondazione assistita: se una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso è sempre suscettibile di censure di costituzionalità. Fu un chiaro altolà proprio al ddl in tema di dichiarazione di volontà anticipata presentato dal governo dopo il no del Quirinale al decreto Englaro. I dubbi costituzionali riguardano il punto più contestato del testo, quello che introduce l’obbligo di idratazione e alimentazione. Esattamente il punto che il ministro Sacconi, pur di ricucire con il Vaticano dopo le note e imbarazzanti vicende, vorrebbe stralciare e tradurre subito in legge. Invece Fini, riprendendo uno dei temi più cari al Colle, ha chiesto di approvare una legge con la più ampia maggioranza possibile. E quindi di modificare il testo che a Palazzo Madama aveva avuto un consenso tutt’altro che bipartisan. Messaggi, i suoi, lanciati alle forze politiche di maggioranza e opposizione. Con effetti per il momento deludenti.
Perché se è vero che nel Pdl i voti in dissenso potrebbero arrivare anche a una ottantina, come taluno ipotizza all’interno della maggioranza, è altrettanto vero che senza una mobilitazione seria di Pd e Idv quella di Fini rischierebbe di diventare una battaglia di testimonianza. Un segnale ieri lo ha mandato una parlamentare del Pdl vicino al presidente della Camera, la senatrice Maria Ida Germontani, dichiarando che è necessario cambiare il provvedimento del Senato «perché votato sull’onda emotiva della tragica vicenda di Eluana Englaro». Ma queste posizioni nel Pdl continuano a essere nettamente minoritarie. E così, almeno per ora, sembra davvero molto difficile che il presidente della Camera possa rendere pubblica l’intenzione di votare contro il ddl. L’ha confidata agli amici per dare un segnale politico. In attesa che altri prendano coraggio ed escano allo scoperto.

venerdì 31 luglio 2009

Testamento biologico: la maggioranza di centro destra vuole una legge feudale e retrograda per compiacere le gerarchie vaticane. ...

Testamento biologico: la maggioranza di centro destra vuole una legge feudale e retrograda per compiacere le gerarchie vaticane. Piuttosto che questa legge, meglio nessuna legge.

di Maria Antonietta Farina Coscioni

Quello che segue è l’intervento di Maria Antonietta Farina Coscioni in commissione Affari Sociali della Camera, dove si sta discutendo il ddl sul testamento biologico e il fine vita.



Signor Presidente, colleghe, colleghi, parlo in assenza del Governo.

Preliminarmente desidero ripetere quanto ho già affermato nei giorni scorsi. Chiedo scusa per la ripetizione, ma credo sia opportuno e necessario farlo anche in questa sede, non fosse altro perché ne resti traccia in un resoconto parlamentare, di modo che chi vorrà, in futuro, ripercorrere le varie fasi del dibattito in materia di testamento biologico e fine vita ne possa venire a conoscenza. Un contributo, insomma, a che non si smarrisca la memoria di quello che accade, perché è importante che la memoria abbia un futuro.



Dicevo ieri, e ripeto oggi, che rimangiandosi pubblici impegni, il capogruppo del PdL in commissione Affari Sociali ha proposto, di fatto, di strozzare il dibattito generale sul testamento biologico; le audizioni sono giudicate inutili, in quanto sarebbe sufficiente il lavoro effettuato dal Senato, e come testo base occorrerebbe adottare il testo di legge Calabrò licenziato da Palazzo Madama. Una posizione, una proposta pretestuosa e grave.



Una proposta inaccettabile sotto un doppio profilo: perché si annullano, si espropriano prerogative e funzioni di una commissione della Camera dei Deputati; rivelano una curiosa, singolare concezione del rispetto delle istituzioni e delle prerogative parlamentari. Ma anche sotto il profilo sostanziale, perché questa fretta – ma non credo di esagerare se parlo anche di arroganza – manifestata a ogni pié sospinto, ha una sola spiegazione: si vuole, in tempi rapidi portare in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; e si vuole che sia il testo di legge che le stesse gerarchie vogliono e hanno letteralmente dettato; in questo modo patetico e offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, la PdL intende farsi perdonare stili di vita e personali comportamenti del suo leader, l’attuale presidente del Consiglio: in pubblico difensore di virtù e morale, che privatamente in modo plateale contraddice e smentisce. Dunque, almeno, si sia meno ipocriti: si abbia il coraggio di dirlo e sostenerlo apertamente: giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, le tessere del mosaico che si sta componendo rivelano un quadro deprimente e inquietante, e si procede verso quello che altri molto più autorevoli di me, hanno definito “Stato etico”: la blindatura, da parte del Governo, del ddl Calabrò annunciata dal ministro Sacconi in un’intervista al quotidiano della CEI “Avvenire”; il colpo di mano sulle cure palliative, con gli emendamenti presentati dal relatore alla Commissione Affari Sociali che stravolgono l’intero testo di legge e vanificano il paziente lavoro svolto in questi mesi; i finanziamenti negati alla ricerca sulle cellule staminali embrionali con una modalità ancora tutta da chiarire; la composizione di una commissione a senso unico con il compito di fornire le nuove linee guida in conseguenza alla sentenza della Corte Costituzionale, che – lo ricordo – ha letteralmente demolito un’altra legge da Stato etico, e mi riferisco alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita…



Assicurare un nuovo ciclo di audizioni anche da parte della Commissione Affari Sociali potrebbe, per esempio, consentirci di toccare con mano una drammatica realtà, vissuta quotidianamente, dai malati e dalle loro famiglie. La realtà, per esempio, di Giancarlo Frignone, affetto di SLA dal 2006, che ha già scritto il suo testamento biologico: “Io ho già scelto e deciso per la mia morte naturale: in nessun caso voglio che mi sia praticata una tracheotomia, per la respirazione artificiale. Non riconosco a nessun parente, tutore, medico o leggi, che possano decidere diversamente da quanto io stia dichiarando qui…desidero solo essere aiutato con sedazione e terapia antidolore”; la realtà di Delia D’Ettorre, una insegnante di Francavilla Fontana di 54 anni, malata di Sla da sedici anni. “Non escludo che in momenti di disperazione, io scelga la sospensione dell’alimentazione…Perché i politici si sono affrettati a emanare un decreto legge che sospendeva la sentenza che ha permesso ad Eluana di porre fine al suo calvario, mentre non fanno niente per i malati di SLA che hanno la sfortuna di vivere in regioni più povere?”. Così cominciava il suo intervento al recente secondo congresso della Cellula Coscioni di Francavilla Fontana, letto dal marito Francesco Mellone. E perché la commissione non dovrebbe acquisire la testimonianza, preziosa, di Paolo Ravasin che dichiara: “A partire dal momento in cui non fossi più in grado di nutrirmi ed idratarmi attraverso la mia bocca”, sostiene, “rifiuto la somministrazione di qualsiasi terapia medica destinata a trattare la malattia di cui sono affetto e oltre altre patologie sopravvenienti intese come complicazioni. Accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti…”. Siamo, siete certi che ascoltare le loro testimonianze, i loro racconti, le loro drammatiche esperienze non sia utile e necessario per il nostro lavoro? Da dove deriva questa vostra certezza?



Il dibattito, colleghe, colleghi, non è tra di noi, ma tra qui e i cittadini la fuori. Ed è uno dei più importanti e più autorevoli che ci troviamo a svolgere. E la differenza non risiede nello scontro tradizionale tra destra e sinistra ma tra visioni diverse della persona, della dignità della vita, del rapporto tra cittadino e lo stato. E proprio su questo ultimo aspetto che si caratterizzerà il dibattito non solo in questa legislatura, ma in uno Stato che si vuole laico, libero e democratico.



Il capogruppo della PdL della Commissione Affari Sociali, e quanti si dichiarano d’accordo con lui, si assumono una grave, pesantissima responsabilità: quella di negare la conoscenza su quanto ogni giorno accade in questo paese, dove migliaia di pazienti con le loro famiglie sono condannati a inutili, spesso atroci sofferenze; perché poco o nulla si è finora fatto sul versante delle cure palliative; e ricordo che si era stabilito che ci si sarebbe occupati di testamento biologico e fine vita contestualmente alle cure palliative; al tempo stesso si tradisce il dettato costituzionale: l’articolo 32 stabilisce – lo sapete, ma è sempre bene rammentarlo - che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.



Ripeto: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Come si sa, è a Aldo Moro e a Giovanni Leone che si deve la stesura della parte finale dell’art 32,secondo comma della Costituzione. Aldo moro ebbe a dichiarare nella seduta della Commissione per la Costituzione del 28 gennaio 1947 che quel limite era necessario perché il legislatore non cadesse “nella tentazione dell’onnipotenza legata a considerazioni di carattere generale e di mala intesa tutela degli interessi collettivi”.



E nel testo che deriva dal lavoro del Senato, l’autodeterminazione, la libertà di scelta che possono e devono essere temperati da altri diritti a me sembra che vengano totalmente negati.

E si ricade in quella mala intesa tutela degli interessi collettivi di cui parlava Aldo Moro.



Esiste l’articolo 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, sul diritto all’integrità della persona. Dispone che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica; e che nell’ambito della medicina e della biologia devono essere particolarmente rispettati il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge. C’è infine la convenzione di Oviedo, con il suo articolo 9: “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”. Insomma, la volontà del paziente è preminente. Negarla, come la si sta negando con il ddl Calabrò significa porsi fuori dalla Costituzione. Vorrà dire che, al pari della legge 40 o dei ricorsi che la maggioranza di centro destra ha voluto opporre in merito a un inesistente conflitto di interessi a proposito della vicenda Englaro, la Corte Costituzionale provvederà, come mi auguro, a ripristinare il diritto violato.



Ma nel frattempo migliaia di cittadini saranno costretti a pagare sulla propria pelle l’invasione e l’arroganza di una politica che di fatto è lontana dalle loro istanze.



Cosa può essere una persona privata della libertà di scegliere nei momenti della sua vita, quando non fa danno ad altri? Il danno è già stato qualificato dallo Stato liberale, con alcuni pilastri fondamentali, cioè quello che il peccato non automaticamente è reato, e l’altro appunto che non c’è reato se non c’è vittima.



Credo si debba essere chiari e al tempo stesso onesti. Il paese, ci chiede che nelle scelte relative al fine della vita sia rispettato il diritto all’autodeterminazione di ciascun cittadino, per abbattere il fenomeno dell’eutanasia clandestina e di quella cattiva morte “all’italiana”, fatta di violenza contro i malati, accanimento terapeutico e imposizione di inutile sofferenza.



Il paese ci chiede il riconoscimento legale di “un testamento biologico” attraverso il quale siano obbligatoriamente rispettate le scelte individuali, compresa quella di non ricorrere alla nutrizione e all’idratazione artificiale.



E’ giunto il momento, colleghe e colleghi, di schierarsi. Lo dico alle colleghe e colleghi del centro-sinistra; ancor più lo dico alle amiche e agli amici laici del centro-destra. Vedete: le battaglie per il diritto a una buona vita, e a una buona morte non riguardano solo la libertà della ricerca e le questioni legate alla bioetica, ma anche e soprattutto all’etica della vita. Quello che dobbiamo affermare, difendere, conquistare sono i valori dello Stato di diritto e della laicità. Nessuno ovviamente intende negare il diritto del Vatiano di esprimere le proprie idee, i propri principi. Quello che si chiede, però, è che l’Italia sia un paese sovrano, e non subisca ingerenze da parte di altri Stati.



Il testo di legge sul testamento biologico proposto dalla maggioranza non rispecchia il sentire degli italiani; e credo sia sufficiente leggere qualche sondaggio per rendervi conto quanto la comunità scientifica sia desiderosa che il nostro sia un paese più laico e moderno.



Negare, come si intende negare, la possibilità di audizioni e di acquisire informazioni e ulteriori “saperi” serve, tra le altre cose, a rinunciare a prendere atto che il ddl Calabrò è un testo che non ha corrispondenza con le legislazioni degli altri paesi europei e occidentali.



Gli Stati Uniti hanno regolamentato la materia fin dal 1991, a conclusione di un lungo e approfondito dibattito cominciato negli anni Settanta. In quel paese nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non un mezzo per il mantenimento della vita, il paziente cosciente può rifiutare i trattamenti, anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non più cosciente, va rispettata la sua volontà quando espressa in condizione di capacità, e documentabile; altrimenti è un fiduciario a decidere.



In Belgio è prevista l’eutanasia su richiesta esplicita del paziente. Ai cittadini viene riconosciuta la possibilità di predisporre un testamento biologico con dichiarazione anticipata di trattamento, scegliendo a quali cure sottoporsi e quali rifiutare.



In Danimarca è stata istituita una banca dati elettronica, che custodisce le direttive anticipate dei cittadini. In caso di malattia incurabile o di grave incidente, i danesi che hanno depositato il testamento medico possono chiedere l’interruzione delle cure e dei trattamenti e di non essere tenuti in vita artificialmente. Nel caso di sopravvenuta incapacità, il diritto del malato può essere esercitato dai familiari.



In Francia la materia è regolata con una legge del 2005 che riconosce il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico. E’ riconosciuta la figura del fiduciario, da consultare nel caso in cui il paziente sia incapace di esprimere le proprie volontà.



In Germania il testamento biologico trova attuazione nella legge recente e di questa legge ne ha evidenziato le pecularietà il collega Della vedova.



L’Olanda è il primo paese al mondo che, fin dal 2001, ha modificato il suo codice penale per rendere legali, in alcune circostanze rigorosamente normate, sia l’eutanasia che il suicidio assistito dal medico. Questa normativa contiene anche le disposizioni relative al testamento biologico. Le dichiarazioni di volontà possono essere sottoscritte anche dai minori, se c’è l’accordo dei genitori e se il minore ha un’età compresa tra i 12 e i 16 anni.



In Spagna le norme sulle dichiarazioni anticipate di volontà sono all’interno di una più ampia legge sui diritti dei pazienti che risale al 2003. Al cittadino maggiorenne è riconosciuto il diritto di manifestare anticipatamente e per iscritto la propria volontà in merito a cure e terapie cui essere sottoposto, nel caso dovesse perdere la capacità di esprimerle personalmente. Può inoltre nominare un suo rappresentante-fiduciario, che funge da interlocutore con i medici per realizzare le sue volontà ed evitare che ci sia accanimento terapeutico.

E tanti altre realtà sono disponibili nel lavoro fatto dall’Ufficio Studi.



Possiamo ben dire che l’Europa, il mondo civile ci guardano. Il ddl Calabrò si configura come una destrutturazione totale di tutto quello che ha fatto la giurisprudenza fino ad oggi. Stabilire che nutrizione e idratazione non sono terapie, e che pertanto il medico ha la facoltà di disattendere le disposizioni redatte dal cittadino è lo svuotamento – stile legge 40 – di una pratica che a livello giurisprudenziale si era già affermata. Il ddl Calabrò è a tutti gli effetti una controriforma non tanto rispetto a una “riforma” che non c’è mai stata, quanto a quel che prescrive la Costituzione. Si vanifica, inoltre quanto fatto, con l’istituzione nel 2001 di una Commissione proprio sulla definizione di idratazione e nutrizione artificiale, che stabilì che si trattava, a tutti gli effetti, di trattamenti sanitari, e come tali vanno interrotti qualora non apportino miglioramenti dello stato complessivo del paziente, e ne prolunghino le sue sofferenze.



Non c’è persona ragionevole che sia favorevole all’accanimento terapeutico; ognuno di noi sa di persone in coma irreversibile, che da anni vegetano in quella terra di nessuno che è la vita-non-vita, legata a un polmone artificiale o a una alimentazione endo-gastrica; tutti noi abbiamo pensato che in quelle condizioni – quelle di Eluana Englaro, per intenderci – avremmo preferito la morte. “I paladini del martirio e della morte”, come li definiva Luca Coscioni, ieri erano contrari al divorzio, all’aborto, alla ricerca sulle cellule staminali; oggi lo sono all’eutanasia, e sono però favorevoli ai nuovi roghi, vittime malati sofferenti senza speranza, purché questo rogo avvenga “nell’intimità delle mura domestiche, lontano dai riflettori, purché il dibattito e il confronto politico non abbiano luogo”. Noi questo dibattito e questo confronto vogliamo che esploda.



Un dibattito non ideologico, un dibattito non fuorviante così come invece è stato quello del capogruppo del PdL con tutta una serie di richiami sui “malati scomodi”, di giudici “simili (…) agli spartani che sacrificano(…)i bambini deformi, malati e non utili alla dura società di Sparta”; e ancora, continua il capogruppo del Pdl, “ sono cambiati i metodi di uccisione e di selezione, nella opulenta società occidentale, ma non la sostanza, se i giudici decidono se far vivere o morire un essere umana”.



Ma cosa c’entra tutto questo? Chi sta parlando di disabili gravi? Non è stato forse Luca Coscioni ad occuparsi di più dei disabili gravi e gravissimi? Facendo della sua malattia la più grande battaglia per il diritto all’assistenza personale 24 ore su 24, all’assistenza autogestita con progetti di vita indipendente, anche con gli strumenti tecnologici più avanzati con la scrittura con gli occhi, con la testa, per permettere ai malati e ai disabili di uscire, finché possibile,di uscire dalla prigionia del silenzio?



Perché parliamo di disabili gravi? O pensa il collega capogruppo del PdL di essere il solo a pensare che anche l’esistenza di un disabile grave ha il diritto a vivere? Perché mischiamo tali questioni? Qualcuno sta forse proponendo di sopprimere i malati scomodi? Tutto ciò a me non risulta. Semmai risulta una forte disattenzione ai malati. Una carenza di risposta alla solitudine dei tanti Luca Coscioni, Welby, Nuvoli, Ravasin, di coloro che letteralmente “dal corpo del malato” sono arrivati “al cuore della politica”. Vi chiedo rispetto e di non cadere in quella disonestà intellettuale che caratterizza quanti vorrebbero contrapporre un partito della vita a quello della morte.





Nessuno vuole imporre nulla a nessuno, nessuno si sogna di imporre ad altri la propria “morale” e valori. Però a quanti si oppongono a una regolamentazione di queste questioni e non riconoscono la facoltà a porre fine ad atroci e inutili sofferenze, e lo fanno in nome “della vita” e della sua sacralità, va chiesto cosa vi sia di misericordioso, in questa situazione; e ognuno di noi si deve chiedere se sia o no più misericordioso interrompere la sofferenza, quando viene chiesto dallo stesso malato. Bisogna chiedere ragione del sordo opporsi all’introduzione del “testamento biologico, con il quale il cittadino, SE VUOLE, stabilisce preliminarmente quali cure gli devono o non gli devono essere prestate, nel caso in cui si venga a trovare in uno stato di incapacità totale o parziale di intendere e volere, nominando un fiduciario che garantisca delle sue volontà.



Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin e tanti altri malati al momento non noto al pubblico, che della loro sofferenza, del loro dolore, del loro corpo hanno fatto, letteralmente politica, tutto questo hanno disvelato, ed è grazie a loro se queste questioni, che si voleva relegati tra i “problemi di coscienza” sono diventati “cosa” di cui tutta la città parla, e di cui anche la politica deve occuparsi. Grazie a Luca, Piergiorgio, Giovanni, Paolo, il paese ha preso coscienza e conoscenza di una realtà esistente e negata, sommersa e ignorata: quella di migliaia di persone vive, lucide, capaci di amore per la vita e per il diritto. I mille Luca, Piergiorgio e Giovanni che lottano contro malattie crudeli che li hanno aggrediti; e devono patire, in più, l’aggressione crudele di uno Stato, di politici, di leggi e di “morali” che negano loro quel diritto alla libertà che un giorno forse li potrebbe salvare, o comunque aiutare a vivere con dignità e morire con minor sofferenza.



C’è un diritto a non soffrire inutilmente, e di questo diritto siamo titolari perché siamo persone libere, e perché lo scopo della terapia medica presuppone la persona; e che dunque abbia a che fare con una persona la cui volontà deve essere rispettata.



La battaglia da combattere è, da una parte, quella per la libertà della ricerca scientifica; dall’altra per affermare i diritti umani fondamentali, fra i quali il diritto alla vita, alla salute; a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri; questo o quello non lo puoi fare. L’attuale maggioranza sostiene che occorre scongiurare il ripetersi di nuovi casi come quello di Eluana Englaro. Quello dunque che si vuole scongiurare è dunque il diritto di tutti i cittadini di questo paese a poter predisporre il proprio testamento biologico, compreso il diritto a includere la eventualità della rinuncia all’alimentazione e all’idratazione artificiale. Quando si dice: “Un caso Englaro non deve essere più possibile”, quello che in realtà si dice, si vuole dire, è il potere di vita e di morte, i nostri corpi, appartengono ad altri, al Vaticano. Ufficialmente, pubblicamente, beninteso; perché poi nella realtà si continuerà nella pratica di sempre, il classico “si fa ma non si dice”. Quello che importa – la posta in gioco – è che un padre, una madre, una moglie o un marito, un figlio o una figlia, un amico o una compagna non possono, non devono, rivendicare apertamente il diritto naturale e costituzionale a fare quello che altri cittadini sono costretti a combinare di nascosto, confidando nella pietà e nella misericordia di un medico, di un’infermiera. Vogliono continuare a detenere il potere sui nostri corpi, perché per loro noi non siamo cittadini, ma sudditi, gregge.



In questi giorni, con le associazioni “Luca Coscioni”, “A buon diritto”, la “Fondazione Veronesi” e altre organizzazioni e cittadini, si stanno raccogliendo le dichiarazioni anticipate di volontà; si sta lavorando perché nei comuni si istituisca un registro del testamento biologico: per responsabilizzare le amministrazioni pubbliche nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti; e soprattutto per mandare un messaggio chiaro a chi ha il compito di fare le leggi e specificatamente a chi lavora per confiscare questo diritto di tutti; ci si sta insomma cautelando, nel caso di definitiva approvazione di questa legge proibizionista, realizzando un atto che potrà essere utilizzato per impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale. Perché è evidente che se sarà approvata una legge che obbliga forzatamente un cittadino che non può più deglutire e ingerire cibo, a subire un intervento contro la sua volontà che gli inserisce una cannula nello stomaco e a condannarlo a sofferenze atroci invece che ad essere assistito e accompagnato a spegnersi nel modo più sereno possibile; una legge che condanna chi entra in coma a essere ricoverato in ospedale, a essere nutriti e idratati artificialmente, è evidente che una legge simile sarà portata decine, centinaia di volte in tribunale, perché quell’imposizione confligge con i diritti costituzionali del cittadino.



Libertà della persona (uso volutamente questa espressione cara al personalismo cristiano), e diritto di autodeterminazione non valgono a senso unico: sono tali proprio per assicurare la possibilità di consapevoli scelte diverse. Quella dei trattamenti di fine vita è una zona opaca sulla quale non per un caso la maggioranza del Parlamento non vuole compiere alcuna inchiesta, nonostante indagini demoscopiche condotte in forma ovviamente anonima ma con criteri scientifici, documentino come si faccia ricorso a forme di eutanasia clandestina molto più diffuse di quanto si dica e si ammetta, e il tutto avviene in solitudine, tra il disinteresse e il silenzio. Uno Stato che sceglie di imporsi con violenza contro la libertà della persona e il suo diritto di autodeterminazione non costituisce una garanzia per nessuno. La violenza non è mai a senso unico, esattamente come non lo è la libertà di scelta.



Termino ricordando a me stessa e a tutti noi quello che disse un indiscutibile credente, papa Giovanni Paolo II nella fase ultima della sua vita, gravemente malato. E per evitare una qualsiasi obiezione circa la fonte, così come è avvenuto nella seduta di ieri, dal sottosegretario Roccella, cito la fonte: gli "Acta Apostolicae Sedis"; si tratta della raccolta ufficiale degli atti della Santa Sede. Nel supplemento del 17 aprile 2005, a pagina 460, si riferisce: "Giovedì 31 marzo (...) Veniva rispettata l'esplicita volontà del Santo Padre di rimanere nella sua abitazione, ove era peraltro assicurata una completa ed efficiente assistenza". Nella successiva pagina 461 si può poi leggere: "Sabato 2 aprile (...) Verso le ore 15,30, con voce debolissima e parola biascicata, in lingua polacca, il Santo Padre chiedeva "lasciatemi andare alla casa del padre". Poco prima delle 19 entrava in coma".



Vorrei che la libertà di scelta di Giovanni Paolo II, sia garantita per tanti altri malati.

In sostanza: non esiste obbligo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che la scienza offre. Esattamente quello che nel testo Calabrò viene negato.



Per questo e per le motivazioni che ho argomentato chiedo di fermarvi. Qualora non riuscissimo a rispondere alle istanze che ci vengono dai cittadini italiani, è preferibile nessuna legge.

dal sito: radicali.it