venerdì 24 luglio 2009

Ordini dei Medici/Testamento biologico, Viale: Referendum tra i medici

da radicali.it
Ordini dei Medici/Testamento biologico, Viale: Referendum tra i medici

Torino, 23 luglio 2009

Dichiarazione di Silvio Viale rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit.Italia

A proporlo è Silvio Viale, ginecologo torinese impegnato nelle battaglie per i diritti civili, dopo che 18 presidenti provinciali (Aosta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Trapani, Trieste) con una lettera hanno criticato la posizione assunta dalla FNOMCEO in tema di direttive anticipate di trattamento.

Silvio Viale, che fa parte dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit.Italia e che aveva definito “un mezzo passo avanti” la posizione espressa dalla FNOMCeO a Terni, critica la lettera dei 18 e le dichiarazioni del presidente del’Ordine di Roma Mario Falconi.

Silvio Viale ha dichiarato:

“E’ curioso che sui temi etici si invochi l’unanimità dei presidenti provinciali, come fanno Mario Falconi e coloro che hanno risposto alla convocazione del PDL, perché questo significherebbe mettere la museruola ad ogni confronto ed imprigionarlo nei veti delle ideologie. E’ curioso che a dirlo sia Mario Falconi, l’attuale presidente dell’Ordine di Roma, e mi chiedo se sia lo stesso Mario Falconi, allora presidente della FIMG, che il 23-24 luglio 2002 intervenne al Convegno “DIRITTO A VIVERE – DIRITTO A MORIRE” voluto da ENZO BOGIORNO presso l’aula magna dell’Ospedale San Giovanni Calabita Fatebenefratelli. In quel convegno sull’isola Tiberina, organizzato da Cittadinanza con il patrocinio della World Federation of the Right to Die Societies, Mario Falconi assunse l’impegno di promuovere in autunno una grande discussione tra i medici di famiglia sull’eutanasia e la morte, che attendo tuttora. Non so cosa sia accaduto nel frattempo, ma il tentativo di limitare la portata della posizione espressa a Terni dalla FNOMCeO mi sembra in contrasto con quanto da lui affermato nel 2002. Poiché credo che il documento di Terni sia solo uno scontato mezzo passo avanti contro una legge che offende sia i medici che i cittadini, chiedo ai 18 firmatari della lettera di Roma di sostenere la mia proposta di un referendum tra i medici italiani. Se i 18 firmatari condividono e sostengono il DDL approvato dal Senato non dovrebbero temere di dirlo apertamente. D’altra parte, come potrebbero mai esserci posizioni unanime dei medici sull’aborto, sulla fecondazione assistita, sulle cellule staminali, sulla contraccezione di emergenza, sulla RU486, sull’eutanasia volontaria e su tant’altro se bastasse il potere di veto di alcuni per bloccare ogni risoluzione?”

(Silvio Viale 339.3257406)

lunedì 20 luglio 2009

Testamento biologico rimandato a settembre

Testamento biologico rimandato a settembre

Left del 17 luglio 2009, pag. 84/85

Simona Nazzaro

Il richiamo delle vacanze è stato più forte delle pressioni vaticane. Proprio quando sembrava che quella appena conclusa fosse la settimana decisiva per il disegno di legge sul testamento biologico, portato in tutta fretta l’8 luglio scorso in commissione Affari sociali dai deputati della maggioranza, la discussione del testo è stata rinviata al rientro dalle ferie estive. Approvato a fine marzo dal Senato, il ddl Calabrò è stato pianificato dal centrodestra con l’obiettivo di sfruttare l’onda emotiva della vicenda di Eluana Englaro, che proprio in quei giorni arrivava all’epilogo. Una "singolare" coincidenza del testo con precise dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche sulla fine della vita umana ha poi originato feroci polemiche tra i due schieramenti, che hanno accompagnato tutto l’iter della prima approvazione. Ora, anche alla Camera si prospetta uno scontro duro; lo stesso inizio di discussione in commissione è stato frenato dalle diatribe sulla legge inerenti le cure palliative, che secondo gli accordi doveva essere calendarizzata prima di quella sul testamento biologico. Questo repentino cambio di programma ha provocato le proteste dell’opposizione ritardando l’avvio dei lavori. Tanto che la relazione introduttiva sul progetto di legge del deputato Pdl Domenico Di Virgilio, si è svolta in tarda serata. La decisione di procedere oltre il normale orario di lavoro, lì per lì, ha confermato la tesi di chi accusava il centrodestra di voler procedere rapidamente, come al Senato, per far passare il testo prima dell’estate. Ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha fugato ogni sospetto dichiarando che non ci sarà nessuna accelerazione, e che il testo ancora non è stato calendarizzato per l’Aula. Lo snodo dei confronto, che molto probabilmente riprenderà a metà settembre, alimentazione e idratazione forzata, che secondo la maggioranza e i teodem dell’opposizione sono da considerarsi sostegni vitali indisponibili e non trattamenti medici. Intanto, al di là dell’iter parlamentare, c’è chi cerca. di mobilitarsi per altra via. L’associazione Luca Coscioni continua a procedere con la raccolta firme per la petizione al Parlamento, ma rilancia anche la campagna sul territorio per l’istituzione dei registri dei testamenti biologici nei Comuni italiani. Di fatto il registro è già attivo in otto amministrazioni locali che hanno deliberato a tal riguardo, ed è già operativo in grandi città come Roma e Pisa. I testamenti dei cittadini, intanto, sono accolti anche a Rimini, Lecco e Massa; mentre in altri comuni come Genova sono state presentate o preannunciate proposte nel Consiglio comunale, e in 8 municipalità - tra le quali Torino, oltre alla stessa Roma - sono state raccolte le firme per proposte di delibere di iniziativa popolare comunale. Ad Avellino si stanno già raccogliendo firme per la convocazione di referendum comunali, e in decine di comuni sottoscrizioni su petizioni comunali. La campagna sta avendo un grande seguito popolare, confermando quanto da sempre emerge da tutti i sondaggi demoscopici in materia di trattamenti di fine vita. In settimana li dibattito politico sull’istituzione dei registri, come specchio delle reazioni provocate in tutto il territorio, è andato in scena a Torino. Mina Welby e Beppino Englaro sono stati ricevuti dal sindaco Chiamparino per illustrare i contenuti della delibera di iniziativa popolare per l’istituzione di tale registro. Chiamparino ha definito l’iniziativa un utile strumento a disposizione dei cittadini, ma ha sottolineato che i punti più «politici» come alimentazione e idratazione forzata, non sono messi in discussione dal registro: «Sarà il Parlamento a legiferare su questo». Le dichiarazioni di Chiamparino arrivano in risposta alle polemiche che, nell’ambito del Pdl torinese, si sono scatenate dopo l’incontro con Welby ed Englaro, in cui l’iniziativa popolare era stata definita come un bieco tentativo di strumentalizzazione nei confronti della proposta di legge in discussione alla Camera. Nel panorama di tutti questi aspri contrasti, sia a livello parlamentare che territoriale sembra, però, essersi aperto uno spiraglio di dialogo. In un articolo del 15 luglio su Il Secolo d’Italia, Benedetto Della Vedova, parlamentare del Pdl, ha proposto una"soft law” , un passo indietro da parte dei sostenitori delle posizioni più nette ma speculari, per giungere a formulare «un testo inclusivo e non divisivo», ricevendo il plauso di Roberto Giachetti, deputato del Pd. Secondo Giachetti le parole di Della Vedova non vanno fatte cadere nel vuoto perché potrebbero essere un punto di partenza per evitare che su una materia così delicata si producano solo danni per tutti. Speriamo che l’estate porti consiglio.

domenica 19 luglio 2009

Biotestamento. La Chiesa si fida di Silvio

il Riformista 15.7.09
Biotestamento. La Chiesa si fida di Silvio
di Paolo Rodari

VERSO UNA LEGGE. Inizia oggi alla Camera il dibattito sul ddl Calabrò. I sospetti di accelerazione forzata non spaventano la maggioranza. E nemmeno la Cei, sicura della promessa del premier di 5 mesi fa.

Mentre il ddl sicurezza è destinato a rallentare la sua corsa verso l'entrata in vigore al fine di approvare, contestualmente, quella sanatoria tanto apprezzata dalla Chiesa italiana che prevede la possibilità di regolarizzare colf e badanti, si parla in queste ore di un movimento contrario riguardante un altro ddl, quello sul biotestamento che inizia oggi l'esame alla Camera. Movimento contrario che significherebbe accelerazione e, dunque, allineamento dell'iter parlamentare ai voleri della Chiesa italiana.
Le cose stanno così? Davvero, come hanno denunciano i radicali, il centrodestra imponendo la discussione sul ddl in sede di commissione Affari Sociali della Camera ha di fatto manifestato la volontà di procedere a tappe forzate? Davvero la manovra del Pdl sarebbe «politica» e cioè mirerebbe a rendere impossibile qualunque discussione e modifica del ddl stesso assecondando in questo modo le aspettative della Chiesa italiana? Oppure ha ragione il relatore, Domenico Di Virgilio (Pdl), secondo il quale «sarà una normale discussione, senza alcun paletto sui tempi», insomma un «dibattito che si spera sia tranquillo, sereno» e «su basi scientifiche e non ideologiche»?
Difficile rispondere. Certo è che un accordo Chiesa-maggioranza di Governo sull'argomento non c'è stato. C'è stata, questo sì, una promessa avanzata da Silvio Berlusconi nelle ore immediatamente successive la scomparsa di Eluana Englaro. Questi - e le sue parole sono state recepite bene dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone - ha promesso che una legge ci sarebbe stata. Non ha detto quando, ma la certezza della Chiesa italiana è che la cosa si farà senz'altro entro l'anno. E questa certezza basta e avanza.
Gli incontri tra Berlusconi, esponenti del Governo e importanti rappresentanti della Chiesa italiana (e anche del Vaticano) furono due. Il primo avvenne immediatamente dopo la morte di Eluana Englaro. Il secondo poco dopo, nella metà del mese di febbraio durante il ricevimento all'ambasciata italiana della Santa Sede in occasione degli 80 anni dei patti Lateranensi e dei 25 anni della revisione del Concordato. Berlusconi, dopo aver incontrato Bertone e il presidente della Cei Angelo Bagnasco, assicurò che «il tema della fine della vita è un problema che non è assolutamente di parte ma riguarda tutti, quindi l'auspicio è che si possa trovare una soluzione condivisa». E ancora, disse che tra il Governo e il Vaticano «vi sono visoni comuni».
Quale poi sia il contenuto di questa visione comune lo spiegò bene, sempre alla metà del mese di febbraio, un altro importante esponente vaticano, il cardinale Camillo Ruini. Al Tg1 tornò sul caso Englaro affermando che la vicenda di Eluana «ha insegnato che è necessaria una legge che escluda l'eutanasia e l'accanimento terapeutico. Quindi che non consenta di rinunciare a idratazione e nutrizione, una pessima forma di eutanasia. Serve una legge - disse - che lasci al medico le sue responsabilità professionali, una legge che chieda che sia espressa la volontà del paziente, una volontà informata e scritta. La Chiesa non è un legislatore e non vuole esserlo, ma come qualunque altro soggetto vuole esprimere la sua opinione».
Oggi, al di là della questione morale, al di là delle ripetute critiche (la maggior parte indirette e consumate a mezze parole) dei vescovi italiani intorno al libertinaggio, alla necessità di fare chiarezza, a una certa condotta morale che si ritiene importante per chi guida un Paese, la Chiesa sembra avere chiara una cosa: la promessa del premier sarà da questi mantenuta.
Un segnale positivo per Berlusconi sul fronte ecclesiastico è venuto nelle scorse ore da Avvenire. Il giornale dei vescovi italiani, dopo qualche critica sul ddl sicurezza e anche sulla questione morale, ha lodato la gestione del G8. E la cosa non è secondaria. Inoltre, quanto al testamento biologico, il giornale della Cei non ha mai offerto particolari spunti di frizione o di scontro con la maggioranza, come fosse consapevole che, in un modo o nell'altro, la cosa si farà.
A conti fatti l'unica accelerazione reale dell'iter parlamentare potrà venire "per colpa" delle forze avverse al ddl Calabrò. Ovvero da coloro che ritengono di poter modificare i contenuti del ddl in chiave eutanasica. Se poi Ignazio Marino imposterà la campagna verso il congresso del Pd tutta ruotante attorno alle questioni etiche - bio testamento incluso - sarà inevitabile la messa in campo d'una reale accelerazione da parte del Pdl (con la scontata benedizione della Chiesa italiana).

Noi medici tra legge e volontà del paziente

La Repubblica 15.7.09
Noi medici tra legge e volontà del paziente
risponde Corrado Augias

C aro Augias, nella nostra storia medica ci sono stati in passato numerosi momenti di sintesi fra evidenze scientifiche, principi dell'ordinamento, differenti visioni etiche. Questo ha consentito la stesura di ottime leggi che noi medici applichiamo in piena coerenza. Ad esempio la legge 194/78 sull'interruzione di gravidanza, la legge 578/95 sull'accertamento della morte. Negli ultimi anni questa armonizzazione è venuta meno con preoccupante crescendo. Presupposti ideologici, in cui ha avuto un peso il magistero Cattolico, sono stati presentati come certezze «non negoziabili», giustificando scelte politiche in contrasto con l'oggettività delle evidenze scientifiche. Così la Legge 40/04 sulla procreazione assistita per la cui stesura non è stata tenuta in alcun conto né l'opinione delle società scientifiche né quella dei giuristi che vi scorgevano un impianto anticostituzionale. Infatti una sentenza della Corte Costituzionale ha poi affermato che «in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilità del medico che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali». La stessa linea scientificamente errata informa ora il disegno di legge detto 'testamento biologico' approvato al Senato e tra poco in discussione alla Camera. I cittadini sempre più spesso chiedono di conciliare le possibilità del progresso scientifico con le proprie scelte esistenziali, in un contesto di pluralismo etico e culturale. Saremo capaci di corrispondevi?

Davide Mazzon Direttore Dipartimento Chirurgico Ospedale di Belluno

N on lo so. Sul testamento biologico (dichiarazione anticipata di volontà sul proprio fine vita) s'è scatenata una guerra di religione. La Chiesa vuole dimostrare la forza con la quale sa condizionare le scelte legislative; il capo del Governo potrebbe usare il provvedimento come moneta di scambio, dopo le note oscenità, per recuperare favore nelle gerarchie vaticane. In una parte della lettera che ho dovuto tagliare, il professor Mazzon elencava le numerose società scientifiche e mediche, oltre al Codice di deontologia medica, che hanno affermato, più volte, «che il paziente può rifiutare qualsiasi trattamento, compresi quelli che il medico ritenesse proporzionati». Tra le numerose mostruosità contenute nel progetto di legge c'è quella di cui all'art. 3 comma 6 dove si afferma con assoluta antiscientificità che la Nutrizione artificiale forzata non è trattamento medico bensì «sostegno vitale destinato ad alleviare la sofferenza». Chiede il professor Mazzon, e io con lui: si può immaginare il sollievo di un morente nell'essere ingozzato per legge? Meglio non immaginare, il solo pensiero è raccapricciante.

sabato 18 luglio 2009

Intervista a Beppino Englaro

l’Unità 16.7.09
L’Italia sta cambiando, le leggi da «Stato etico» non passeranno
Da Torino a Genova molte città stanno approvando i registri per il testamento biologico
L’opinione pubblica conta sempre di più. Incostituzionale il testo licenziato dal Senato
Intervista a Beppino Englaro di Federica Fantozzi

Neotesserato Pd, Beppino Englaro ieri era a Milano ad un incontro pubblico a sostegno di Ignazio Marino, il “terzo uomo” in pista per il congresso autunnale dei Democratici. E stasera dialogherà di bioetica con Nando Dalla Chiesa e don Paolo Farinella nell’ambito della Settimana dei Diritti che si apre a Genova. Fino a mercoledì 22 luglio, il capoluogo ligure si occuperà di libertà di stampa, vittime di mafia, disabilità, immigrazione. Ad invitare Englaro è stato un gruppo di associazioni impegnate sul fronte della laicità e di docenti universitari, ad accoglierlo il sindaco Marta Vincenzi.
Signor Englaro, è cominciata la discussione sul biotestamento a Montecitorio. Che legge si attende?
«Se non rispettano la Costituzione, come ha rilevato anche Fini, se continuano su posizioni da Stato etico, se non rispettano le libertà fondamentali, c’è poco da dire. Non è possibile invadere il tuo corpo contro la tua volontà. Nessuno ha questo potere. neppure lo Stato. È semplice, quasi banale: una legge uguale a quella uscita dal Senato sarebbe illegittima e incostituzionale».
Ha fiducia nell’azione del presidente della Camera?
«Non solo in lui, anche nei deputati. Vedremo gli sviluppi del dibattito parlamentare».
Lei è stato a Torino per l’istituzione del registro sul biotestamento. Si stanno muovendo così anche Genova, Pisa, Bologna, Roma. La petizione online promossa da Marino e Giuliano Amato ha raccolto 300mila firme. La società civile si muove in direzione diversa dalla politica. Potrà influenzare il dibattito in corso?
«Assolutamente sì. L’opinione pubblica ha fatto passi da da gigante. Noi vogliamo proprio che la società civile si faccia sentire: la gente non si fa più imporre nulla. La mia convinzione è che che questo percorso non potrà non incidere sulla legge in fieri perché il clima culturale sta cambiando».
È stata approvata ieri la mozione Buttiglione che impegna il governo in sede Onu contro l’aborto come contraccettivo. Un altro diritto in pericolo?
«Guardi, non entro in cose che non conosco. Difendo le libertà fondamentali che mi riguardano o possono riguardarmi. Sulla vicenda di Eluana avevo promesso di andare fino in fondo e l’ho fatto. Anche io potrei trovarmi in qualsiasi momento nella stessa situazione, dunque faccio sentire la mia voce. Ma resto in quel campo: non sono un tuttologo».
Lei si è iscritto al Pd in aperto appoggio del terzo candidato, Ignazio Marino, che ha conosciuto durante la sua battaglia per far rispettare la volontà di Eluana. Oltre a essere un medico competente, ritiene che possa essere un valido leader di partito?
«Conoscendo la persona non ho il minimo dubbio. Senza le qualità necessarie non sarebbe sceso in campo. La mia non è idolatria: in 3 anni di conoscenza ho verificato che può affrontare in modo efficiente un problema estremo, figuriamoci gli altri. È un cattolico che rispetta i laici, attenzione però: non identifichiamo Marino solo con laicità e bioetica. Se vince sarà un uomo all’altezza della carica. E io farò di tutto per aiutarlo».
Come procede l’inchiesta giudiziaria che la vede indagato per omicidio insieme al primario anestesista Amato De Monte ed altri componenti dell’équipe medico-infermieristica della clinica udinese dove è morta sua figlia?
«Manca l’ultimo tassello. La fine delle indagini è attesa per fine agosto, inizio settembre. Noi siamo tranquillissimi perché abbiamo sempre operato nella legalità. Non ci aspettiamo qualcosa di diverso dall’archiviazione».

martedì 7 luglio 2009

Embrionali, lo strano caso dei finanziamenti negati

Embrionali, lo strano caso dei finanziamenti negati
Terra del 7 luglio 2009, pag. 10

Federico Tulli

Nel Paese dove le leggi vengono emanate a colpi di fiducia e i dibattiti tra parlamentari si svolgono più che altro nel salotto di Bruno Vespa accade pure che un vice ministro risponda a un’interrogazione parlamentare dalle pagine di un giornale prima che al question time previsto dal calendario istituzionale. È il caso di Ferruccio Fazio, che ha la delega alla Salute, il quale come osserva il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, «in un’intervista di ieri al Corriere della sera ha ricostruito la vicenda dell’esclusione dai finanziamenti pubblici della ricerca realizzata sulle cellule staminali embrionali, attribuendo ogni responsabilità alle Regioni che avrebbero imposto l’aggiunta sul bando della clausola discriminatoria contro le embrionali». La storia del bando risale a fine febbraio e riguarda il "Programma per la ricerca sanitaria 2008: attività di Ricerca sulle cellule staminali", nel quale si precisa che sono «esclusi i progetti che prevedono l’utilizzo delle cellule staminali embrionali di origine umana». Questa clausola ha dato il là all’interrogazione parlamentare dei senatori radicali del Pd Donatella Poretti e Marco Perduca, datata 6 marzo e tuttora rimasta senza risposta "ufficiale". Nel testo I due senatori chiedevano al ministro dell’Istruzione e al ministro del Lavoro, salute e politiche sociali quali fossero «le motivazioni scientifiche» in base alle quali si era deciso di «discriminare preventivamente un filone di studio particolarmente promettente nella ricerca di una cura per malattie che colpiscono 10 milioni di italiani». Oltre alla reazione politica l’esclusione dei progetti pubblici di ricerca sulle embrionali ha avuto ripercussioni anche in ambito accademico. E non solo in Italia. Il 24 giugno, contro la decisione del governo, c’è stato il ricorso al Tar Lazio presentato da tre scienziate di fama internazionale in questo campo: la direttrice del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell’università Statale di Milano, Elena Cattaneo, la farmacologa dell’università di Firenze Elisabetta Cerbai, e la biologa all’università di Pavia Silvia Garagna. A smentire la tesi di Fazio c’è peraltro la ricostruzione pubblicata sull’ultimo numero di Nature. «Il finanziamento della ricerca sulle staminali, a cura del ministero della Salute, ha una storia turbolenta», si legge sull’articolo di Nature. A partire dalla Commissione di esperti nominata dal vice ministro Ferruccio Fazio, allora sottosegretario alla Salute, per emanare un bando trasparente. Nel documento degli scienziati, coordinati dal direttore dell’istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano, Giulio Cossu, non c’erano distinzioni fra i tipi di staminali, ma quando il bando viene reso pubblico, dopo la Conferenza Stato-Regioni del 26 febbraio, riporta l’esclusione dei progetti di ricerca sulle cellule embrionali. «Fazio - prosegue Nature - afferma che la modifica è stata voluta e aggiunta dalle Regioni, ma l’assessore alla Salute della Toscana, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Enrico Rossi, obietta che nessuna aggiunta è stata fatta o chiesta dalle Regioni». Dal canto suo Lappato pone l’attenzione anche su un’altra questione: «Sarebbe certo importante che i rappresentanti delle Regioni, in particolare quelli che si professano laici e favorevoli alla ricerca, chiarissero il proprio ruolo nella vicenda. Ma la questione centrale è un’altra. Chiunque abbia proposto la esclusione delle embrionali - e non ci risulta che il governo si sia in alcun modo opposto, anzi - lo ha fatto contro persino la proibizionista legge 40/04 che non esclude affatto la possibilità di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali, purché derivate da linee cellulari estratte all’estero. Si tratta della stessa limitazione che colpisce i fondi dell’Unione europea, che infatti finanziano la ricerca sulle staminali embrionali in diversi centri italiani». Infine, secondo il segretario dell’Associazione Coscioni, quando il vice ministro afferma che "le ricercatrici sono disinformate e perderanno il ricorso" sta collegando «del tutto abusivamente la questione di chi abbia voluto l’esclusione con la questione della legittimità dell’esclusione stessa».

sabato 4 luglio 2009

Una legge per le terapie del dolore

il Riformista 4.7.09
Intervista con Ignazio Marino: Niente sofferenze inutili, impariamo dagli Stati Uniti
Una legge per le terapie del dolore

Ignazio Marino non è solo il potenziale terzo "incomodo" nella sfida a due per la segreteria nazionale del Partito democratico. Il senatore, chirurgo, specializzato nella terapia dei trapianti, conosce a fondo il sistema sanitario degli Stati Uniti, dove ha svolto per quasi diciotto anni la sua professione. Nel 1999 è tornato in Italia, per dedicarsi alla fondazione di un centro trapianti a Palermo. Nel 1992 era stato nominato Direttore associato del National Liver Transplant Center del Veterans Affairs Medical Center di Pittsburgh, l'unico dipartimento per trapianti d'organo appartenente all'Amministrazione statunitense. In questo Paese ha perso la vita il 25 giugno Michael Jackson: il cantante era solito combattere il dolore, sia fisico che psichico, con dosi massicce di farmaci.
Professor Marino che cos'è il dolore secondo lei che è medico?
Il dolore ha una componente fisica e una psicologica. Spesso, però, queste due componenti si mischiano tra loro e la componente psicologica influenza quella fisica. Me ne rendo conto essendo un medico specializzato in trapianti. Basta pensare a quello del fegato, che prevede una fase post operatoria molto travagliata, dove il dolore all'addome assume una parte centrale. Ci sono casi in cui il dolore è minimo. Altri in cui è esacerbante e spesso psicologico. È qui dovere del medico parlare con il paziente, spiegando i motivi di questo dolore.
Quali sono le differenze di trattamento del dolore tra l'Italia e gli Stati Uniti?
L'approccio è diametralmente opposto. Negli Stati Uniti la cura del dolore assume un aspetto fondamentale, quasi essenziale, nella cura del paziente, il quale si aspetta di non provare alcun dolore ed è impegno dei medici non fargliene percepire alcuno.

«Abbiamo una cultura totalmente diversa da quella degli Stati Uniti, lì il paziente si aspetta di non provare mai la sofferenza».
Perché secondo lei?
Io credo si tratti di una questione prettamente culturale. L'approccio negli Stati Uniti è di tipo calvinista, dove non si accetta che una persona debba soffrire. L'approccio cattolico invece lascia un margine di tollerabilità del dolore. Non sto facendo un ragionamento di tipo filosofico o religioso, credo sia una differenza intrinseca interna alle due culture.
In termini pratici come si sviluppa questa differenza?
In America, la prima cosa che un medico fa, accogliendo un paziente che soffre, è somministrargli spesso antidolorifici a base di oppioidi per sedare il dolore. In questo modo, può anche succedere di ritrovarci di fronte a casi di addiction: è un atteggiamento che ha il rischio di provocare dipendenza. Ho seguito personalmente il caso di una donna che dopo un trapianto di fegato, perfettamente guarita e madre di due bambini, girava per ospedali mostrando il taglio all'addome semplicemente per ricevere oppioidi. Il dolore non c'èra più, ma era diventata dipendente.
E in Italia?
Nel nostro Paese avviene esattamente l'opposto. Si fa meno uso di oppioidi e succede che ci siano centinaia di persone che non fanno uso di farmaci appropriati o che continuano a soffrire inutilmente. Tra poco entrerà in vigore la liberalizzazione delle prescrizioni di farmaci per il dolore, da assumere per via orale. Ho cercato di portare avanti questa legge nella precedente legislatura. Poi il governo Prodi è caduto, ma l'attuale ministro Fazio ha comunque deciso di approvarla, con mia grande soddisfazione.
Non c'è il rischio che con la liberalizzazione dei farmaci possano esserci pure in Italia casi di addiction?
Assolutamente no, deve essere chiaro. Siamo in un Paese completamente diverso dagli Stati Uniti. Siamo all'estremo opposto nel modo di usare gli antidolorifici a base di oppioidi.
In Italia i medici specializzati si lamentano di un fatto: a differenza di altri Paesi non c'è differenza tra dolore cronico e cure palliative?
Il motivo è sempre da ricercare nella nostra cultura. Capita ad esempio nel leggere il messaggio che arriva dall'uso della morfina. Nel nostro Paese c'è ancora la convinzione che nel momento in cui si somministra morfina non ci siano più speranze di vita. In realtà, l'uso di questi farmaci può essere molto utile nella cura del dolore cronico.
C'è bisogno di una legge sulle cure palliative?
In Italia evidentemente la vita ha una qualità diversa che in altri Paesi. Una legge in merito è stata dichiarata inammissibile. È invece stata approvata una legge sul testamento biologico che non rispetta l'autodeterminazione del paziente. La politica non può scrivere delle leggi che hanno a che fare con la medicina, la scienza e con i diritti costituzionali delle persone senza tenere conto di che cosa pensano i medici, perché sono loro che con questi temi hanno a che fare ogni giorno, nell'esercizio di una professione difficile e delicatissima.
Come bisogna intervenire?
È necessario ampliare della rete degli hospice, ossia le strutture che forniscono con umanità e tecnologia le cure palliative ai malati terminali.
Ora invece la situazione qual è?
Dei 120 hospice presenti nel nostro paese, ben 103 si trovano al Nord. La metà della popolazione dunque non può usufruire di cure che riducono la sofferenza nelle fasi finali della vita. È in gioco la dignità dell'individuo e il diritto di ciascuno di noi ad affrontare nel modo più sereno possibile il momento più imperscrutabile: quello del passaggio dalla vita alla morte. E sono convinto che si tratti di un tema su cui laici e credenti non possano non trovarsi d'accordo.